La sindrome del burnout

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Più di una volta, nel corso degli incontri di ricerca-azione , è stata citata da alcuni insegnanti una ricerca compiuta  tra alcune categorie professionali, che vede al primo posto come soggetti a rischio, proprio gli insegnanti.

In seguito alle sollecitazioni ricevute durante i dibattiti, mi sono documentata per saperne di più. Riporto qui un estratto di una serie di documenti relativi alla sindrome del (o da ) burnaut, che forse può essere utile approfondire. Personalmente considero molto più utili, ancora prima di un’analisi clinica e di un intervento terapeutico, che mi sembrano da relegare ai casi più seri, delle pratiche collettive di confronto sulle esperienze che accomunano i docenti  di una scuola. Ricreare un clima umano dove l’individualismo professionale lasci il posto alla condivisione delle problematiche e alla responsabilizzazione dell’insegnante rispetto alle scelte didattico-educative adottate, può contribuire a dissipare la chiusura in cui viene vissuta la crisi professionale e ad evitare di diventare nuovi “oggetti” di cure sanitarie e terapie.

 


Burnout e patologia psichiatrica negli insegnanti


Lodolo D’Oria Vittorio, Pecori Giraldi Francesca, Vitello Antonio, Vanoli Carola, Zeppegno Patrizia, Frigoli Paolo

 

Lo studio Getsemani

"Nell’Orto degli Ulivi un Maestro in preda a tristezza e angoscia.
I suoi discepoli, diversi per provenienza e cultura, disorientati e stanchi.
La comunità ostile.
Le istituzioni contro.
Un lungo avvenire davanti."

 

La sindrome del burnout negli insegnanti

Alcune categorie di lavoratori, a causa di particolari fattori stressogeni legati all’attività professionale, sono soggetti a rischio per la sindrome del burnout. Tale condizione è caratterizzata da 

affaticamento fisico ed emotivo,


atteggiamento distaccato e apatico nei rapporti interpersonali,


sentimento di frustrazione per mancata realizzazione delle proprie aspettative


Sin dalla prima metà degli anni 80 la sindrome del burnout negli insegnanti è stata oggetto di particolare attenzione da parte di molti autori che più recentemente hanno descritto una quarta caratteristica rappresentata dalla perdita della capacità del controllo (smarrimento cioè di quel senso critico che consente di attribuire all’esperienza lavorativa la giusta dimensione): la professione finisce per assumere un’importanza smisurata nell’ambito della vita di relazione e l’individuo non riesce a "staccare" mentalmente tendendo a lasciarsi andare anche a reazioni emotive, impulsive e violente.

Sono altresì rare le pubblicazioni comparative sull’incidenza della sindrome del burnout nelle varie categorie professionali. Lo studio Getsemani  partendo dall’analisi degli accertamenti sanitari per l’inabilità al lavoro, svolta dai Collegi Medici della ASL Città di Milano nel periodo 1/92 – 12/01 per un totale di 3.049 casi clinici, ha operato un confronto tra quattro macrocategorie professionali di dipendenti dell’Amministrazione Pubblica (696 insegnanti, 596 impiegati, 418 sanitari, 1340 operatori). In controtendenza con gli stereotipi diffusi nell’opinione pubblica, i risultati  dimostrano che la categoria degli insegnanti è soggetta a una frequenza di patologie psichiatriche, indipendentemente da fattori quali il sesso e l’età, pari a due volte quella della categoria degli impiegati, due volte e mezzo quella del personale sanitario e tre volte quella degli operatori. Pur non essendo a tuttoggi contemplata nel DSM-IV (classificazione internazionale delle patologie psichiatriche) è verosimile ritenere che la sindrome del burnout, quando trascurata, possa trasformarsi in patologia psichiatrica. Lo studio Getsemani approfondisce inoltre cause, fattori predisponenti, reazioni di adattamento individuale, aspetti sociali, ipotesi d’intervento nella classe docente, stratificata per livello d’insegnamento (scuola materna, elementare, media, superiore). Viene rilevata la necessità di ulteriori approfondimenti epidemiologici, affiancati da contestuali interventi operativi volti a contrastare tempestivamente la sindrome del burnout negli insegnanti. Lo studio si conclude auspicando l’apertura di un dibattito che coinvolga istituzioni, parti sociali, amministrazioni scolastiche, associazioni di categoria, studenti, famiglie e comunità medico-scientifica, in ragione della portata e della multidimensionalità del problema che interessa gli ambiti sanitario, sociale, culturale, economico e istituzionale.


I fattori professionali predisponenti


La categoria degli insegnanti è sottoposta a numerosi stress di tipo professionale. La loro natura, sia in generale che con specifico riferimento allo scenario scolastico italiano, può essere ricondotta ad alcuni fattori riguardanti:


la peculiarità della professione (rapporto con studenti e genitori, classi numerose, situazione di precariato, conflittualità tra colleghi, costante necessità di aggiornamento)


la trasformazione della società verso uno stile di vita sempre più multietnico e multiculturale (crescita del numero di studenti extracomunitari)


il continuo evolversi della percezione dei valori sociali (inserimento di alunni disabili nelle classi, delega educativa da parte della famiglia a fronte dell’assenza di genitori-lavoratori o di famiglie monoparentali)

l’evoluzione scientifica (internet e informatica)


il susseguirsi continuo di riforme (autonomia scolastica, innalzamento della scuola dell’obbligo, ingresso nel mondo della scuola anticipato all’età di cinque anni e mezzo)


la maggior partecipazione degli studenti alle decisioni e conseguente livellamento dei ruoli con i docenti


il passaggio critico dall’individualismo al lavoro in èquipe


l’inadeguato ruolo istituzionale attribuito/riconosciuto alla professione (retribuzione insoddisfacente, scarsa considerazione da parte dell’opinione pubblica.etc)


Le reazioni individuali al burnout: quelle da evitare e quelle da assumere


In letteratura sono state descritte e analizzate le reazioni di adattamento (coping strategies) che i singoli insegnanti adottano per far fronte al burnout, nel tentativo di reagire a una situazione che, se non affrontata per tempo e adeguatamente, può degenerare in malattia psico-fisica.

Una classificazione delle coping strategies è stata proposta diversificando le stesse in azioni:

dirette, miranti cioè ad affrontare positivamente la situazione

diversive, cioè tese a schivare l’evento assumendo un atteggiamento apatico, impersonale, distaccato nei confronti di terzi

di fuga o abbandono dell’attività, per sottrarsi alla situazione stressogena

palliative cioè incentrate sul ricorso a sostanze come caffè, fumo, alcool, farmaci.

In attesa di un intervento socio-istituzionale sull’organizzazione e sull’ambiente di lavoro, si ritiene che il progetto terapeutico sull’insegnante affetto da burnout debba prevedere un sostegno psicoterapico personalizzato volto a perseguire quattro obiettivi uguali per tutti:

diminuire la componente onirico-idealista rispetto al proprio lavoro, ridimensionando le proprie aspettative e riconducendole a un piano più attinente alla realtà

evidenziare gli aspetti positivi del lavoro e non concentrarsi solo su quelli negativi

coltivare interessi al di fuori dal lavoro per distrarsi e non focalizzare l’attenzione esclusivamente sui problemi professionali

lavorare in compagnia di altre persone per non sentirsi soli e condividere lo stress.

Un intervento precoce e mirato durante il percorso professionale dell’insegnante consente un più agevole recupero/reinserimento sociale del soggetto.


La dimensione sociale del burnout


Il burnout degli insegnanti è un argomento di valenza internazionale da almeno vent’anni come dimostrano gli studi condotti negli Stati Uniti, in Gran Bretagna, Israele, Australia, Canada, Norvegia, Malta, Barbados ed Hong Kong. Sul tema sono stati anche condotti studi comparativi tra sistemi scolastici di differenti paesi come Italia e Francia, Scozia e Australia, Giordania ed Emirati Arabi, Stati Uniti e Gran Bretagna, Nuova Zelanda e Australia. La questione si estende anche agli aspetti socio-economici poiché la stessa influisce su costi, produttività ed efficienza del sistema scolastico.Una considerazione a parte merita il particolare rilievo sociale del problema. Questo coinvolge nella sola Italia:

quasi un milione d’insegnanti per l’alto rischio professionale di sviluppare una patologia psichiatrica rispetto ad altre categorie di lavoratori;

più di otto milioni di studenti con le rispettive famiglie a rischio di fruire di un servizio inefficiente per assenze e demotivazione del personale docente

le istituzioni che si trovano ad affrontare le conseguenze socio-economiche date da un sistema scolastico inefficiente (per la demotivazione e l’assenteismo della classe docente), un aumento dei costi (per supplenze, giorni di malattia da retribuire, pensioni d’inabilità, equo indennizzo, assistenza sanitaria), risultati educativi e culturali insoddisfacenti;

le parti sociali che hanno come mandato fondamentale quello di tutelare i diritti dei lavoratori;

le associazioni di categoria degli insegnanti, degli studenti, delle famiglie chiamate a tutelare i rispettivi diritti e interessi.


Estratto da

http://www.edscuola.it/archivio/psicologia/burnout.htm

 

 

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