Il diario d'educazione attiva

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IL DIARIO D'EDUCAZIONE ATTIVA (DEA)


di René Barbier

 testo in francese

  tradotto da Giusi Lumare

 

 

IL DIARIO D'EDUCAZIONE ATTIVA (DEA) UNO STRUMENTO DI SCRITTURA PER UN'EDUCAZIONE PERMANENTE


Se l'educazione si concretizza attraverso una pratica pedagogica che presenta dei tratti caratteristici come quelli enunciati da Maurice Krichewski e Jean Lecanu :

"una pratica che tende verso un trasmettere-apprendere


una pratica iscritta in un dispositivo pedagogico


una pratica fatta d'interazioni tra insegnanti e discenti


una pratica influenzata da riferimenti e valori culturali, da rappresentazioni del mondo, degli altri e di sé, dei modelli d'azione, dei modi di fare propri di ciascuno una pratica che si inserisce nell'ambiente della comunità educativa di cui l'insegnamento è uno degli elementi"


allora il diario appare come lo strumento privilegiato di tale pratica.

Il diario d'educazione attiva sembra essere un mezzo privilegiato per esercitarsi alla pratica della multireferenzialità, così com'è stata elaborata da Jaques Ardoino [1]

Presento qui il "Diario d'Educazione Attiva" (DEA), un dispositivo di scrittura per gli studenti che decidono di occuparsi della propria formazione personale, in una prospettiva di un'educazione permanente e di una riflessione pedagogica che corrisponde a ciò che ho chiamato le "tre pedagogie".

Corrisponde in un certo modo al "ritrovato piacere della scuola" come propone Jean-Daniel Rohart, ma in una prospettiva di storie di vita che superano il panorama scolastico.

Il "Diario d'Educazione Attiva", come già indicato nel nome, riflette una prospettiva educativa che mira all'educazione come prassi, come co-costruzione di saperi, di saper-fare e di saper-essere, in un'interazione permanente tra i vari attori della scena pedagogica. Si tratta di uno strumento cognitivo e socio-affettivo che permette al soggetto di essere cosciente della propria pratica, senza mai trascurare l'importanza del proprio immaginario (allo stesso tempo immaginario pulsionale, sociale, e sacrale). Il DEA si apre dunque, su un'azione ricca di sensi nella vita personale e collettiva. Esso invita al triplice ascolto-azione che ho proposto nella mia opera sull'approccio trasversale nel 1997.[2]

Si tratta di un "diario" che si rifà a diversi tipi di diario già noti nelle scienze umane : il "Diario d'Itineranza" di René Barbier (DI), il Diario Istituzionale di Remi Hess (Di), il "Diario di Affiliazione" di Alain Coulon (DA) e il "Diario dello Stupore"di Marie-José Barbot (DS) .[3]

Concepito soprattutto per l'autoformazione (che di fatto è sempre una co-formazione coinvolta nelle istituzioni e legata ad un'ecologia politica) il DEA ha per scopo una maggiore comprensione di ogni dettaglio dell'educazione permanente. Il DEA è adatto ai momenti di vita caratterizzati dalla dinamica interculturale propria dei nostri tempi.

Se è vero che ci formiamo sempre più e sempre meglio nel corso della nostra esistenza, è vero anche che ritroviamo spazi di formazione (eteroformazione) non sempre istituiti dalla scuola, dal liceo o l'università, ma nel corso della nostra vita "notturna" e tutta originale (autoformazione), come nell'apprendimento dall'ambiente (ecoformazione) .[4]

Tutto ciò scuote gli habitus culturali e colti e ci sprofonda a volte in un grande smarrimento interiore.

Il Diario d'educazione attiva è centrato sull'educazione. Adottarlo comporta una conversione dello sguardo.

L'educazione nel senso etimologico del termine, presuppone che noi ci "nutriamo" intellettualmente e spiritualmente degli altri e del mondo, in un processo che rientra nel campo dello "scambio simbolico" : dare-ricevere-rendere .[5]. In una delle sue ultime opere,"La mia utopia", Albert Jacquard [6] riflette in maniera estremamente feconda su ciò che può essere un'educazione permanente ai nostri giorni, sganciata dallo spirito compulsivamente competitivo di una pseudo-valutazione quantitativa (il voto in cifre), fondata su una finalità puramente economica.

L'educazione permanente comporta che si accetti di essere "condotti fuori da…". Fuori dai muri di ogni inquadramento : familiare, sociale, etnico, politico, scientifico ecc.. Questo percorso, che è processuale e rivoluzionario, è di lunga durata. Esso sfocia su due piani necessari e complementari in rapporto dialogico permanente : l'emozione e il discernimento.

L'emozione è questo fenomeno intuitivo e sensoriale che provoca uno "shock del sapere" a partire dall'affettivo e dall'immaginario.

Il discernimento è la facoltà di vedere chiaro in ciò che è confuso, complicato, intrecciato, quindi suscettibile di analisi, ma ancor più ciò che è complesso (E.Morin), irriducibile all'analitica e che mette in azione l'essere umano come produttore di senso. Queste due facoltà sono particolarmente sviluppate in tutte le attività artistiche, come ha evidenziato Myriam Lemonchois. .[7]

Così, l'educazione si radica nel corpo, nella sensibilità, nell'immaginario, ma anche nell'intelletto, distinto dalla razionalità – del puro spirito calcolatore – per affrontare la comprensione di una totalizzazione in corso, di una complessità in movimento. La maggiorparte dei sedicenti riformatori dell'insegnamento ignorano la natura dell'educazione, come ricorda Michel Lobrot .[8]

Il Diario d'Educazione Attiva abbraccia nel suo insieme questa problematica

Il DEA è uno scritto determinato dal "socius"

Lo "scrittore" del DEA (in quanto soggetto attivo nella scrittura) non è mai separato dal suo essere nel cuore della società, dei rapporti di forza e di senso che agitano i membri raggruppati in caste, in clan in classi sociali. E' la ragione per la quale egli s' interessa a due tipi di diario proposti da Remi Hess e Alain Coulon.


Il Diario Istituzionale di Remi Hess


E' una scrittura quotidiana che fa riferimento ai sentimenti affettivi e cognitivi di un essere umano in relazione ad un'istituzione, qualsiasi essa sia,(scuola, università, impresa, amministrazione, sindacato, famiglia, chiesa, ecc..) Senza dubbio bisogna approfondire la teoria dell'analisi istituzionale per comprenderne tutta la ricchezza. [9]

Segnatamente le dialettiche tra l'istituito, l'istituente e l'istituzionalizzazione appaiono importanti in un incessante gioco processuale. Sono i rapporti di potere, la violenza simbolica dell'istituzione ad essere privilegiati nel Diario Istituzionale. I diversi tipi di marginalità sono messi in rilievo invece che essere soffocati, da un unanimismo razionale ed omogeneizzante.

Il riconoscimento dei differenti ruoli sociali assunti quotidianamente si apre al concetto di "dissociazione ordinaria", lontana dalla sua accezione patologica, enunciata da Patrick Boumard, Georges Lapassade e Michel Lobrot .[10]. Questo concetto chiarisce improvvisamente il vissuto della scuola e propone un postulato di partenza da una realtà dotata di una frammentazione originaria, fortemente sostenuto da Michel Lobrot, molto vicino, a mio parere, a quella che Alain Badiou chiama la "molteplicità generica" .[11]


Il Diario d' Affiliazione di Alain Coulon


Nella sua tesi di Stato in scienze umane (cfr. "Il mestiere di studente") .[12], Alain Coulon (Università di Paris 8) ha chiesto agli studenti di redigere un "diario di affiliazione" riflettendo sul loro modo di essere, di comportarsi, di riuscire a diventare "membri", in senso etnometodologico, dell'istituzione universitaria. Da questo punto di vista il Diario d'Affilizione permette di cogliere i giochi, le dinamiche e gli stratagemmi che gli studenti utilizzano per imparare a saper-vivere nell'istituzione. Il Diario d'Affiliazione chiarisce fino a che punto può essere difficile "diventare membri" di un gruppo o di una comunità. Gli studenti stranieri all'inizio si scontrano con questo habitus particolare dello studente francese. Non sanno "come fare" o "dove andare" per iscriversi, per trovare un professore al momento giusto, redigere un compito seguendo le "buone regole universitarie" ecc… Alain Coulon descrive inoltre le modalità di scrittura di questo diario e ne mostra l'importanza per l'inserimento degli studenti nell'università.


Il Diario dello Stupore


Descrive un dispositivo pedagogico inventato da Marie José Barbot, a partire dalla sua esperienza interculturale, nello specifico in Giappone.

Questo DS si propone

Come strumento psicologico e cognitivo nel senso in cui l'intende Vigotsky

Come mezzo per provocare delle interazioni

Come fonte per il concepimento di un insegnamento universitario.

Si tratta di prendere nota di ogni buon momento di stupore positivo, ma anche negativo, di ricercarne la causa e di annotarla. (Barbot, 2006, p.184)

Questo tipo di diario tenta di cogliere il momento di "shock culturale" che una persona subisce a contatto con una cultura diversa dalla propria. E' evidente come questo dispositivo permette agli studenti di riconoscere e di assumere le proprie difficoltà a vivere in una realtà interculturale e problematica.


Il Diario d'Itineranza


E' una tecnica di ricerca che ho messo a punto per permettere ai membri attivi in una ricerca-azione esistenziale di seguire il proprio percorso nel lavoro collettivo che va dalla pratica alla teoria e viceversa e di realizzare meglio, così, l'obiettivo prefissato.

Si tratta di uno strumento d'investigazione su sé stessi in relazione al gruppo, che mette in atto il triplice ascolto/parola clinico, filosofico e poetico dell'Approccio Trasversale .[13]. E' un diario di strada nel quale ognuno annota i sentimenti, i pensieri, le riflessioni profonde, le poesie, le considerazioni che sorgono rispetto ad una teoria, o ad una conversazione, ciò che egli costruisce per dare senso alla propria vita.

Il Diario d'Itineranza è uno strumento metodologico specifico. In quanto tale si distingue da ogni altra forma di diario.

Parla dell' "itineranza" di un soggetto (individuo, gruppo o comunità). Ricordiamo che nell'itineranza di una vita ritroviamo una moltitudine d'itinerari contraddittori. L'"itineranza" rappresenta il percorso strutturale di un'esistenza concreta così come si svolge, poco a poco, in maniera sempre incompiuta, nell'intreccio dei diversi itinerari percorsi da una persona o di un gruppo. Esso prende in prestito dal diario intimo il suo carattere relativamente unico e privato. Al Diario d'Itineranza si consegnano i pensieri, i sentimenti, i desideri, i sogni molto intimi. Non si esita a mettere in causa persone o avvenimenti che non sempre si ha voglia di rendere manifesti.

Nella maggior parte dei casi, nel diario intimo le persone o le situazioni in questione non sono realmente analizzate, in quanto esso resta chiuso in un cassetto piuttosto che essere pubblicato.

Il Diario d'Itineranza può essere paragonato al Diario di Strada dell'etnologo. Tutto accade come se lo scrittore trasversalista percorresse la propria vita e quella altrui con lo stesso spirito di coinvolgimento e di curiosità euristica del ricercatore antropologo, che visita una società primitiva in via di estinzione.

I Diari di Strada di alcuni etnologi sono dei veri capolavori letterari. Gide, di ritorno dal Ciad ce ne ha regalato un assaggio, così come Michel Leiris nella sua "Africa fantasma" (1934). L'etnologo non si accontenta qui di descrivere ed analizzare il materiale etnografico, egli mette in evidenza allo stesso modo le relazioni complesse con l'équipe di ricerca e i rapporti con i soggetti osservati. Come René Lourau ha sottolineato, l'oggettività si afferma con l'uso parossistico della soggettività e il riconoscimento scientifico della testimonianza. Michel Leiris opera ciò che Lourau chiama "una messa in abisso", cioè una retro-azione dello scrittore su sé stesso e la sua messa a fuoco.

Il Diario d'Itineranza è molto vicino al Diario Istituzionale sulla linea adottata da Remi Hess. Il legame tra il Diario d'Itineranza e il Diario Istituzionale proviene dalla dimensione del concetto di trasversalità che è al cuore dei due strumenti di ricerca .Ogni individuo, in quanto "socius" è legato agli altri da tutta una rete di appartenenze e di riferimenti estremamente complessi, più o meno coscienti. Questa rete costituisce la sua trasversalità che il Diario Istituzionale chiarisce nella sua componente principalmente economico-funzionale. Per contro mi sembra che nel Diario Istituzionale sia un po' trascurata la componente più immaginaria, che per lo meno è recuperata nella sua struttura sociologica. Senza voler negare quest'aspetto, il Diario d'Itineranza dà massimo risalto alla funzione poetica, quella funzione creatrice dell'immaginario legato alla trasversalità.

Il Diario d'Itineranza si può paragonare ad un Diario di Ricerca (cfr. R.Lourau)[14], esso stesso, tra l'altro, affiliato al Diario di Strada etnologico. Il Diario di Ricerca è tenuto dagli studenti apprendisti-ricercatori nel corso della loro tesi di dottorato. Esso permette loro di capire meglio la stratificazione della ricerca potendo collocarne gli elementi nella loro quotidianità.

Ci sono tre momenti da distinguere nel Diario d'Itineranza :

La brutta copia

E' costituita da tutte le annotazioni, dagli schizzi, dalle poesie, da parti teoriche, da riferimenti affettivi, presi giorno dopo giorno alla rinfusa. Essa è destinata solo all'autore stesso e non ad altri.

Il diario elaborato

E' questo il momento della costruzione intellettuale a partire dalla brutta copia. Il soggetto affronta una tematica per lui importante, ma che può ugualmente coinvolgere anche gli altri membri del gruppo in ricerca-azione. L'elaborazione intellettuale è amplificata dai vari riferimenti tratti dalle diverse letture, dalle esperienze significative. E' una sorta di teorizzazione della pratica.

Il diario commentato

E' il momento dell'alterità, del rischio del confronto. Una parte di diario viene letta dal gruppo (ricercatore collettivo) e ciascuno può apportare dei commenti in funzione della finalità della ricerca comune. L'insieme di questi commentarii sono integrati a spirale nella brutta copia.

Il processo continua finchè continua la ricerca-azione


Il Diario d'Educazione Attiva (DEA) come specificità


Il DEA è considerato nella sua specificità anche se trae le sue origini da altri tipi di diario, in particolare dal Diario d'Itineranza.

Si tratta di un diario incentrato sul senso dell'educazione permanente, con una riflessione approfondita sulla parola "educazione".

E' un diario scritto da un unico soggetto, prima per sé stesso, poi per gli altri, in una prospettiva di autoformazione esistenziale.

E' un diario scritto giorno dopo giorno, cronologico. Sono riportati gli avvenimenti , i fatti, le pratiche, i pensieri, le immagini della quotidianità

E' un diario estremamente aperto a diversi generi di intervento corrispondenti alle svariate dimensioni della persona (affettiva, intellettuale, corporale, artistica, manuale, ecc..)

E' un diario che a volte s'interrompe per lasciare spazio ad un'elaborazione più teorica, legata tuttavia alla vita quotidiana.

E' un diario che tenta di vedere il positivo e il negativo, le potenzialità e l'attualizzazione di ogni pratica dell'esistenza.

E' un diario che non esclude le "risonanze sentimentali", l'aforisma che ne risulta.

E' un diario che riflette uno stile ed uno sforzo di scrittura

E' un diario che può essere illustrato con iconografie scelte, che possano ravvivare la lettura, senza per questo dare colore all'insignificante.

E' uno scritto che non è un romanzo, né un saggio, né un diario nel senso classico, né un testo accademico, né un poema, né un fumetto, né un semplice e breve commentario di pitture e disegni, ma che può anche essere tutto ciò in maniera frammentaria.

Diario d'Educazione Attiva e approfondimento filosofico.

Il DEA riprende la relazione tra Profondità-Ricongiungimento-Gravità. Esso ne esamina le modalità nella vita quotidiana del ricercatore di senso in educazione permanente.

Ma più ancora il DEA affronta la natura stessa dell'"apprendere al fondo di sé stessi", nella prospettiva di uno spirito meditativo. Permette al ricercatore di senso di affrontare l'intera questione dell'educazione e di dare delle risposte.

[1] J.Ardoino, Education et politique, Paris, Anthropos, 1999, (1977, Gauthier-Villars)

[2] R.Barbier, L'approche transversale, l'écoute sensible en sciences humaines, Paris, Anthropos, coll. Exploration interculturelle et science sociale, 1997, 357 p.

[3] "L'accompagnement de l'expérience inerculturelle : construire la rencontre", in H.Bézille, B.Courtois(s/dr), Penser la relation expérience-formation, Ed. Chronique sociale, 2006, 256 p., 171-187.

[4] G.Pineau, M.Michèle, Produire sa vie : autoformation et autobiographie, Paris, Edilig, 1983

[5] J.Baudrillard, L'échange symbolique et la mort, Paris, Gallimard, 1976.

[6] A.Jacquard, Mon utopie, Paris, Stock, 2006, 193 p.

[7] M.Lemonchois, Pour une éducation esthétique. Discernement et formation à la sensibilité, Paris, L'Harmattan, 2003, 190 p.

[8] M.Lobrot, sul suo sito : « Sono fuori strada, stanno sbagliando tutto e questo non gli impedisce di essere opposti e nemici. Da un lato ci sono i sedicenti innovatori democratici, come il signor Thelot, che vogliono la scuola media unificata, dove i ragazzi, in una convivenza mista, possano acquisire quello che essi chiamano le basi fondamentali del leggere-scrivere-contare, l'inglese e l'informatica, e dall'altro l'inevitabile Finkelkraut, che definisco inevitabile in quanto la sua esaltazione e il suo conservatorismo lo rendono insopportabile.Egli vuole, con i conservatori, il vecchio sistema dei ragazzi serializzati, distribuiti, classificati, che lavorano, ciascuno per conto proprio, per prepararsi ad assumere i rispettivi ruoli sociali, ben gerarchizzati. E' terrificante la loro cecità dinanzi alla realtà che hanno di fronte. Qualunque sia il programma al quale il ragazzo viene sottoposto per il suo bene, che sia un programma di commistione cosiddetta democratica o di forzatura pedagogica per farne un leader, il risultato è sempre lo stesso : nullo.Adesso lo si sa molto bene, la nullità dei saperi e delle conoscenze, comprese la lettura e il calcolo, misurata alla buona e datagli forma, richiama tutto l'astio, la chiusura, l'incompetenza sociale di questi dirigenti che ci governano. Fin quando non si ascolta il ragazzo, finchè egli non costruisce da sé la propria vita e il suo avvenire, se ne fa un piccolo infelice, votato alla miseria dell'oppressione sociale e del vuoto del dominio subito. .http://lobrot.ndi.fr/ ?wiki=Le_grand_%E9cart"

[9] R.Hess, La pratique du journal L'enquête au quotidien Lassay les Chateaux, Anthropos, 1998

[10] P. Boumard, G. Lapassade et M. Lobrot, Patrick Boumard, Georges Lapassade et Michel Lobrot, Le mythe de l'identité : Apologie de la dissociation, Paris, Economica Anthropos, 2006, 168 p.

[11] A.Badiou, Manifeste pour la philosophie, Paris, Le Seuil, coll. L'ordre philosophique, 1989, 92 soprattutto p.60

[12] A.Coulon, Le métier d'étudiant - L'entrée dans la vie universitaire, Paris, Presse Universitaire de France, 1997

[13] R.Barbier, La recherche-action, Paris, Anthropos, coll. ethnosociologie, 1996, 112 p., 94-104

[14] R.Lourau, Le journal de recherche. Matériaux d'une théorie de l'implication Paris, Méridiens Klincksieck, 1988

 

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