Autorità-Paura-Educazione

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AUTORITA-PAURA-EDUCAZIONE


di Jean-Pierre Lepri da " L'éducation authentique"

Lettera n. 9

traduzione di Giusi Lumare



 

 


 

Nello sforzo di conservare l’affetto, l’approvazione e la stima altrui, l’individuo abbandona il luogo di valutazione che era sè stesso durante l’infanzia e lo colloca negli altri. (1)



 

EDUCARE (A) L’AUTORITA’?

Le parole auctoritas (2) e autorità significano “ciò che accresce” una persona. Ciò che costituisce la sua autorità, ciò che gli conferisce del “peso” -  davanti al quale altri s’inchinano – può essere fatto risalire ai suoi avi, alle sue pubbliche virtù o ai suoi successi (alla guerra o alle elezioni). L’accrescimento può essere apportato dall’esterno attraverso il posto occcupato in una gerarchia, che può anche essere organica. (3)

La natura di questo “di più” può essere di natura deontica (gerarchia), epistemica (sapere) o carismatica (aura).

Una persona è per me un’autorità deontica quando sono convinto che non posso raggiungere il mio scopo in alcun modo se non obbedendo ai suoi ordini. Il padrone è l’autorità deontica per gli operai che lavorano in fabbrica, il comandante di un dipartimento militare per i soldati, ecc… L’autorità deontica si divide a sua volta in autorità sanzionatoria (4) - l’autorità ha un fine diverso da quello che io mi pongo, ma obbedisco perchè temo una punizione –  e autorità solidale – quando abbiamo entrambi uno stesso fine, come accade tra i marinai e il capitano su una nave in pericolo.

Una persona è per me un’autorità epistemica solo e unicamente se sono convinto che egli conosce meglio di me la materia in questione e che dice la verità. (5)

Una persona è per me un’autorità carismatica se l’identifico con dei valori e dei principi generali. Il carisma è la qualità di una persona che seduce, influenza, affascina gli altri con i suoi discorsi, le sue attitudini, il suo temperamento, le sue azioni, il profeta identificato con Dio o con la nazione, il saggio con la conoscenza, ecc...

 

L’autorità è quindi una relazione asimmetrica – tra un “influenzatore” e un influenzato (6), ma l’autorità esiste, in fin dei conti, solo se l’influenzato la riconosce come tale.

Le autorità di tipo deontico e carismatico determinano delle relazioni di potere tra due persone – e solo tra loro. Quella di tipo deontico è fondata sulla coercizione, quella di tipo carismatico è fondata piuttosto sulla seduzione, più o meno esplicite. L’autorità di tipo epistemico, da parte sua, introduce un “terzo” elemento tra due persone: l’ambito di competenza, l’autorità qui non si esercita più tra due persone, ma rispetto ad un ambito specifico – e non un altro (colui che in origine era l’influenzato può divenire, nella relazione, l’ “influenzatore” rispetto ad un altro contesto).

 

Da quest’analisi sono comprensibili alcune possibili pregiudizievoli confusioni (7) Non esiste alcuna autorità universale, nè definitiva, ogni persona è già un’autorità in un campo determinato, a volte in diversi campi, ma mai in tutti i campi. Così succede che l’allievo può superare il maestro. Non esiste necessariamente opposizione tra autorità e ragione, quando la madre dice al bambino che esiste una grande città chiamata Varsavia, il bambino agisce ragionevolmente considerando ciò come vero. Allo stesso modo un pilota agisce ragionevolmente quando crede alle informazioni date dal metereologo. Accade così, che l’obbedienza ad un’autorità, per esempio al capitano della nave, sia un atteggiamento del tutto ragionevole. Molte persone ritengono (a torto) che colui che ha il potere, dunque l’autorità deontica, diventi ipso facto un’autorità epistemica e possa istruire i subordinati.

 

Essere autore, avere autorità in quanto persona – l’autorità dell’autore (auctor) che si “autorizza” – vuol dire avere fiducia in sè stessi, vuol dire essere maestri della propria vita per accettare di confrontarsi con l’altro con il proprio sapere e le proprie carenze. Colui che ha una tale autorità può aiutare gli altri ad aquisirla in quanto “padre”, cioè accettando di essere superato dai propri figli. Benchè appartenga alla società, egli è capace di prenderne le distanze, posando su di essa un nuovo sguardo. Questo determina una durevole autorità (8)

 

A quale autorità mi sottometto? Da quale autorità vengo usato? A quale autorità educo gli altri? Come educo a quest’autorità?

 

Jean-Pierre Lepri (éducation authentique)

 

 

La paura

 

In realtà tutti noi abbiamo paura. I nostri genitori hanno paura, i nostri educatori hanno paura, i governi e le religioni hanno paura che diventiamo individui in senso totale, perchè vogliono che restiamo al riparo, in seno alla prigione delle nostre influenze dell’ambiente e della cultura. La ricerca di verità non consiste nel rimanere nella prigione, ma piuttosto nel comprendere la prigione e fuggirne.

E’ importante che l’educatore sia educato, nel vero senso del termine, vale a dire che conosca i meccanismi del proprio spirito e del proprio cuore, che si veda attraverso lo specchio della relazione. La conoscenza di sè è l’inizio della saggezza. La conoscenza di sè è l’intero universo, essa abbraccia tutte le lotte dell’umanità.

L’invidia, l’ambizione, la credenza, l’imitazione, sono degli indici di paura. Finchè i miei desideri coincideranno con gli schemi prestabiliti, io sarò un cittadino rispettabile. Ma dal momento che sopraggiunge un desiderio che esce dalla norma, divento un pericolo, la società sta attenta quindi ad impedirmi di perseguire il desiderio e andare fino in fondo, un desiderio che sarebbe l’espressione del mio essere integrale.

Essere è completamente differente da diventare. La società rifiuta il perseguimento dell’essere, che è rivoluzionario, si preoccupa esclusivamente del diventare che invece è rispettabile. Ma ogni desiderio che si esprime in una logica del divenire, che è una forma di ambizione, rimane incompiuto.

Prima o poi, questo desiderio è messo in crisi, osteggiato, frustrato.

Ciò che crea in me la paura non è l’ignoto, è il fatto di aggrapparmi al conosciuto. Ma l’ignoto non è accessibile al conosciuto.

Se sarò in grado di abbandonare il conosciuto, di non lasciare che le preoccupazioni mi accompagnino giorno dopo giorno, ora dopo ora, istante dopo istante, vedrò fiorire da questa libertà, una vita straordinaria.

La verità è la vita, e la vita non è permanente.

Tre pasti al giorno, degli abiti, un tetto, una vita sessuale, un lavoro, delle distrazioni e il mio processo mentale – tutto questo processo idiota e ripetitivo, non è la vita. La vita riguarda la scoperta. La funzione dell’educazione è, senza alcun dubbio, aiutarci a scoprire la vita in ogni istante.

Per capire le pressioni della tradizione e resistergli, ciò di cui abbiamo bisogno, non è la forza, ma la fiducia – questa immensa fiducia che ci prende quando sappiamo riflettere sulle cose da noi stessi. Ma la nostra educazione non ci insegna come pensare, ma cosa pensare. Un’educazione degna di questo nome ha per ruolo di aiutarci a pensare autonomamente, in maniera che la nostra personale riflessione sia per noi la fonte di un’immensa fiducia.

Non abbiate alcun ideale di purezza, di castità, di fraternità, di non-violenza, e via dicendo, non hanno alcun senso. Non sforzatevi di essere coraggiosi, perchè non si tratta che di una reazione alla paura. La paura è lì fin quando avrete bisogno di sicurezza –  che ciò riguardi il vostro matrimonio, o piuttosto il vostro lavoro, le vostre responsabilità, le vostre idee, le vostre credenze, le vostre relazioni col mondo. Dal momento in cui lo spirito è alla ricerca di sicurezza, o di gratificazione sotto qualsiasi forma, a qualsiasi livello, la paura è necessariamente là, l’importante è essere coscienti di questo processo e comprenderlo. Lo spirito che è vivo, attento, che si è liberato dalla paura, è uno spirito innocente, e solo lo spirito innocente può comprendere la realtà.

 

Estratto da Juddu Krishnamurti, Le Sens du bonheur, (Il senso della felicità) Stock. Estratti (6 pages) su richiesta del CREA appvie-crea@yahoo.fr : référence « KSB ».

 

 


1) Impara a diffidare fondamentalmente della propria esperienza come guida del proprio comportamento. Impara dagli altri diversi valori concettualizzati e li adotta per se stesso, per quanto essi possano essere in profondo discordanza con la propria esperienza. Ne deriva che questi concetti non sono fondati su di una valutazione personale, hanno la tendenza a essere fissi e rigidi piuttosto che fluidi e mutevoli (Carl Rogers, Liberté pour apprendre, Dunod, p. 243).


2) Autoctoritas : radice latina auctor( autore), termine derivato da augere (accrescere, aumentare)


Cf. autorité et coercition  (autorità e coercizione): http://fra.anarchopedia.org/Autorit%C3%A9


4) Questi due tipi di autorità sono molto ben esplorati da Bochenski, Qu’est-ce que l’autorité ?(che cos’è l’autorità?), Le Cerf, 1976 (esaurito)


5) Sviluppato da Max Weber, in L’éthique protestante et la fin du capitalisme.(L’etica protestante e la fine del capitalismo)


6) Voulez vous devenir charismatique ? (volete diventare carismatici?): http://www.palsambleu.fr/les-4-cles-du-charisme/


7) Secondo Bochenski, op. cit.

(8)Bruno Robbes, in Cahiers pédagogique (Quaderni pedagogici), marzo 2006.

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