Laicità per Gaetano Salvemini

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La Chiesa,  la laicità e Gaetano Salvemini

 

 

La dottrina ufficiale della Chiesa cattolica non ha mai accettato la "libertà per tutti", la Chiesa cattolica ammette soltanto la "libertà per il bene", cioè per quello che le autorità della chiesa definiscono come "bene". Libertà di coscienza per tutti, libertà di culto per tutti, libertà di parola per tutti, libertà di stampa per tutti, libertà di insegnamento per tutti: queste "libertà per tutti" sono sempre state condannate da tutti i papi come libertà di male, di errore, di disordine, di anarchia, di immoralità. Per la Chiesa la "giusta libertà" del cittadino cattolico è paragonabile a quella che deve avere il cane che è tenuto al guinzaglio. Il cane è libero fin dove arriva il guinzaglio.

Chi non è cattolico domanda alla propria coscienza individuale la soluzione di qualunque problema; può anche domandare l’opinione delle autorità della Chiesa, se appartiene ad una chiesa; ma non sente a priori nessun dovere di obbedire a quella opinione, se essa si troverà in contrasto col punto di vista che la propria coscienza individuale gli comanderà in ultima istanza di accettare. Ben diversa è la condizione del cattolico: suo obbligo è di obbedire al "magistero dottrinale" del pontefice e dei vescovi anche se la sua coscienza individuale lo ripugna. Gli è permesso, tutt’al più, di tacere e non contrastare, se non vuole cadere in peccato.

Il clericale disputa, insiste, condanna, minaccia con superbia e ferocia, non tanto sui problemi della condotta morale, quanto sulle basi dogmatiche della religione, Fuori di queste non c’è, secondo lui, vita morale. Chi non è clericale non è cattolico, chi non è cristiano non è religioso; chi non è religioso è immorale. Perciò chi non è clericale è un essere maligno e pericoloso alla società. Per il clericale esiste solo la certezza che, se non accettate i suoi dogmi, siete un’anima perduta. Essendo sicuro che la sua anima si salverà, si occupa di salvare le anime degli altri, presuntuoso, arrogante, invadente. Quanto alla scienza, faccia pure il suo comodo, finché non arriva al limitare del dogma; arrivato a quel punto, alto là.

Le autorità ecclesiastiche hanno il diritto di "consigliare" i fedeli, e magari condannarli al fuoco eterno, ma nell’altra vita. Se avessero la facoltà di imporre giuridicamente a fedeli e non fedeli i loro "consigli" e le loro condanne in questa vita, i loro consigli diventerebbero "leggi". I peccati diventerebbero delitti.

Si legge sull’Osservatore romano un articolo intitolato: "Per la libertà dall’errore". Badiamo bene non libertà dell’errore, ma dall’errore. Solo chi pretende di tenere chiusa l’ispirazione divina in un taschino, può pretendere di essere sicuramente libero dall’errore, e quindi può pretendere di obbligare i propri simili a liberarsi dall’errore secondo la ricetta a lui rivelata da un Dio che non erra mai. La certezza dell’infallibilità produce intolleranza giuridica. La modestia produce il rispetto delle opinioni altrui, cioè dell’errore altrui, cioè non la libertà dall’errore, ma la libertà dell’errore. L’Osservatore romano, beato lui, ha la certezza dell’infallibilità. Perciò non ammette la libertà dell’errore. Ammette la sola libertà dall’errore; negando la libertà dell’errore, distrugge la libertà.

Il clericale domanda libertà per sé in nome del principio liberale, salvo a sopprimerla negli altri, non appena gli sia possibile, in nome del principio clericale.


- Gaetano Salvemini


* Come si vede quest’articolo scritto quasi 60 anni fa, è di straordinaria attualità. La triste vicenda di Eluana Englaro è l’esempio più lampante di quanto, ancora oggi, sia forte e radicato certo estremismo clericale nel nostro paese. Estremismo fondato su di un pensiero fanatico ed intollerante. Vizio - che i clericali vogliono virtù - antico. Basti pensare a Pio XII  che ebbe a dire "Che è dovere dei giudici non pronunziare sentenze di divorzio, anche se la legge civile fa obbligo di pronunciarle". E’ per questo che io odio l’intolleranza intrinseca a tutte le fedi. Io odio la stupidità.


Tratto da

http://www.giovanidubbiosi.it/gaetanopecora4.htm

 

  “Laici e anticlericali, per dire, erano Podrecca e Mussolini; e laico e anticlericale era Salvemini. Cosa li teneva uniti? Cosa univa la volgarità insolente dei primi, ai ragionamenti serrati, talora implacabili, ma sempre rispettosissimi dell’altrui religiosità del secondo? Distinguiamo allora, distinguiamo sempre e non lasciamo che nella concitazione della polemica si proceda alla grossa, con un che di frettoloso che non torna mai utile alla correttezza del linguaggio e alla pulizia dei concetti. Tanto più che l’anticlericalismo di Salvemini muove da quel principio della tolleranza che, ieri, fu duro e refrattario alla compagnia dei Podrecca e dei Mussolini e che oggi viene depresso a fomite di neutralità e di gelida indifferenza. Come se la tolleranza laica – o, se volete, “laicista”, o se credete anticlericale, mettetela come volete ma sono termini che per Salvemini tornano a dire tutti la stessa cosa - come se la tolleranza laica, dicevo, autorizzasse gli uomini a fare quel che loro più conviene, fomentando così l’opportunismo vigliacco di chi è privo della luce di una idea e della guida di una convinzione morale. Il che riesce, ad un tempo, fuorviante e falso. Fuorviante per inquadrare con esattezza la figura di Salvemini; falso a caratterizzare con precisione le prerogative della tolleranza. La quale tolleranza non equivale ad indifferenza incolore, né prelude ad un cinico distacco dal bene e dal male sicché – come avvertiva Salvemini - “gli scettici smidollati” non partecipano affatto dello spirito laico. Il laicismo – aggiungeva – non prescinde dai principi etici. “Io stesso – chiariva – quando debbo spiegare le basi della mia fede morale rispondo senza esitazione che sono cristiano”. E poi, in un’altra occasione, precisava: “Appartengo a quella religione stoica che non ha nessun dogma e nessuna speranza di vita futura, ma ha comune con il cristianesimo il rispetto della libertà, il bisogno della giustizia, l’istinto della carità [“il fiore più bello del cuore umano”, come una volta ebbe a definirlo]...

Il quale ricorda che la tolleranza reciproca, nello Stato laico, è un dovere giuridico e non necessariamente un dovere intellettuale o morale. “Rispettare il principio giuridico della tolleranza – ammoniva – non significa cedere di fronte a coloro che pensano diversamente da noi né essere pronti a cambiare le nostre opinioni come banderuole al vento. Noi e i nostri oppositori abbiano lo stesso diritto di sostenere le nostre opinioni e lo stesso dovere di rispettare negli altri quel diritto. Ma non abbiamo alcun obbligo di essere intellettualmente tolleranti dei loro errori o moralmente tolleranti dei loro misfatti”.

Dall’intransigenza intellettuale, però, egli non deriva l’intolleranza giuridica. Il laico-laicista non accetta che la sua verità divenga causa di restrizione dell’altrui indipendenza, e perciò non si arroga il diritto di imporre nulla – fosse pure il bene più prezioso di questa terra – a suon di cazzotti e di randellate. Difende, questo sì, l’inflessibilità – o se piace chiamarla così – l’”intolleranza intellettuale” ma respinge l’intolleranza giuridica. E la respinge non già perché le idee altrui gli siano indifferenti (se gli fossero indifferenti non le combatterebbe nemmeno); no, la respinge perché egli non riconosce a nessuno, nemmeno a se stesso, il diritto di imporre la virtù e la felicità con le leggi e la forza delle armi.

La virtù è tale se nasce dallo sforzo, penoso ma consapevole, che ciascuno compie per perseguirla. Appoggiata sulle baionette, essa abbrutisce e perverte la dignità dei singoli. La dignità dei singoli. Ecco donde origina la tolleranza. Dalla sollecitudine per la dignità morale dell’altrui persona. Non dall’indifferenza, dunque, ma dal convincimento profondo che in ognuno, che in ogni individuo, vi è qualcosa di irraggiungibile e di inviolabile. E che questo qualcosa di irraggiungibile e di inviolabile è il sacrario della sua coscienza.

Quali che siano i suoi valori, quali che siano le sue credenze, l’individuo è sacro e come tale va rispettato e protetto. L’individuo, l’individuo fiero della sua autonomia e geloso della propria indipendenza. L’individuo: questo è il grano di verità morale, questo è il principio etico che sta dietro l’organizzazione dello Stato laico. Il laicismo, dunque, è una fede. Sissignori: una fede. Una fede come le altre. Il laicismo è la fede nell’individuo. A differenza delle altre, però, che grondano sangue, questa laica-laicista è una fede che non ammazza perché è una fede che comanda di rispettare non la fede degli altri, ma gli altri qualunque sia la loro fede.

Non è vero allora che la tolleranza sia “agnostica” ed è falso che essa garantisce la stessa condizione intellettuale alla verità e all’errore (a ciò, si capisce, che per noi è la verità e l’errore) sicché quando i laico-laicisti affermano che la tolleranza giuridica deve valere per tutti, essi sostengono un principio – che per loro è un principio di verità e di giustizia – sul quale non intendono patteggiare con chicchessia. Il principio liberale di verità e giustizia è che la tolleranza giuridica deve valere per tutti e che tutti, dunque, devono essere investiti di eguali libertà. Come ogni altro principio ritenuto vero e giusto, anche questo non tollera compromessi. E a nulla vale ricordare che, almeno in Italia, la popolazione è quasi tutta cattolica e che perciò suona offesa al sentimento nazionale equiparare i diritti di sparute minoranze a quelli della maggioranza cattolica. Non è forse vero che in democrazia domina la maggioranza? No che non è vero, replica Salvemini: nelle moderne democrazie, la maggioranza governa, non domina. E non domina perché gli odierni regimi democratici, avendo assorbito tutti gli attributi del liberalismo politico, sono liberal-democrazie. Ora, il tratto distintivo della liberal-democrazia è che essa pone degli argini giuridici che nessuno, nemmeno la maggioranza, può valicare. E questi argini giuridici sono rappresentati precisamente dai diritti di libertà eguali per tutti; sicché, come avverte Salvemini, “se anche tutti gli italiani fossero cattolici consapevoli, convinti, coerenti e praticanti e un solo italiano non fosse tale, quell’unico italiano dovrebbe avere dinanzi alla legge gli stessi identici diritti dei suoi concittadini cattolici, e questi non dovrebbero godere di nessun privilegio legale nei suoi confronti”.

 

Sul Concordato

 

Quella che ci si para dinanzi più immediatamente, perché più immediatamente si ingrana col postulato dell’eguale libertà è la sconfessione del Concordato, figura giuridica sempre infilzata con le punte delle più corrucciate censure, ma mai così affilate come in queste parole di Salvemini: “Un concordato tra il Vaticano e un governo secolare – spiegava - quale che ne sia il contenuto, implica sempre nel papa il diritto, riconosciutogli per trattato bilaterale, di intervenire nei rapporti fra il governo concordatario e i suoi cittadini di fede cattolica. Questi acquistano il privilegio legale di essere rappresentati e protetti dal papa nei loro rapporti con altri cittadini, e sono assoggettati legalmente al dovere di obbedire non solo al governo secolare del loro paese ma anche al papa. Gli altri cittadini sono esclusi da quel privilegio e da quel dovere”. Donde la conclusione, rapida e diretta fino alla brutalità: “Una democrazia che abolisce l’eguaglianza di diritti e di doveri fra i cittadini e riconosce giuridicamente a una parte di essi il privilegio di essere rappresentati e protetti da una autorità estranea, non è più democrazia”.

 

“Cosa si salverebbe della libertà – chiede Salvemini – se si cominciasse con il sacrificare proprio quella cosa più cara che dovrebbe essere il contenuto della libertà: dico il diritto non solo nostro, ma anche degli altri: se si nega ai tremolanti il diritto di tremolare, dove va a finire il mio diritto di non tremolare?”. E’ una domanda che sta lì, seduta sotto il suo punto interrogativo, e ancora oggi aspetta una risposta chiara ed onesta. Onesta, soprattutto. »

 

Tratto da

http://www.liquida.it/gaetano-salvemini/

 

 

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