Tematiche emerse dal II incontro

Pubblicato il

 

Eresia e laicità

 

            Antonella ha cominciato a lavorare con la classe sulla figura della donna nell’arte nelle avanguardie artistiche del 900, in particolare la donna nell’arte di Klimt. Pensava, per avvicinarci alla tematica della laicità in un approccio multireferenziale, di analizzare la figura della donna nell’ottica della sacralità e dell’eresia. Questo discorso è ricollegabile a quello che sta facendo Pino nelle sue classi sull’isteria e la psicoanalisi, sulla caccia alle streghe e il dominio del pensiero unico sul pensiero debole, l’immaginario femminile mortificato e penalizzato, il dominio del pensiero maschile su quello femminile.

Il percorso di Piero fa da spunto ad altri insegnanti che hanno meno l’abitudine di ideare autonomamente dei persorsi e che possono quindi connettersi  con le sue ricerche ampliandone la prospettiva.

Dunque la donna nella storia dell’arte tra sacralità ed eresia, oppure tra sacro e profano. La donna di Klimt e delle avanguardie artistiche, profanizza la sacralità della donna nell’arte? E in che modo?

 

Eresia fa comunque riferimento al concetto di sacralità. Gli eretici non sempre erano dei laici, potevano essere anche dei religiosi eretici, come per esmpio Giordano Bruno, mi sembra un concetto più legato al discorso delle minoranze oppresse.

 

In “La decouverte de la disssociation” George Lapassade spiega che l’emergenza del concetto di dissociazione fu seguita dal declino delle credenze religiose e che il trattamento dell’isteria attraverso l’ipnosi ha contribuito a questo processo storico. Il passaggio dell’antica teoria della possessione a quella della dissociazione si effettua lentamente, a partire dalla fine del XVIII secolo, da Mesmer fino ad arrivare a Freud. Quest’ultimo effettuerà in seguito un ribaltamento: invertendo in qualche modo il paradigma della dissociazione della coscienza che lui stesso aveva contribuito ad elaborare, produce quello dell’inconscio, che occupando per un intero secolo tutta la scena psichiatrica e culturale, ha contribuito a fare dimenticare la dissociazione come risorsa umana ancora da esplorare.

 

 

Interpretazione del termine “Laico”

 

La laicità non è necessariamente opposta alla religione.

 

            Si può essere religiosi e laici, come si può essere atei ma chiusi in un’ideologia.

In un mondo dove culture e religioni si incontrano e devono convivere diventa, ancora più importante essere laici. Perchè la laicità è trasversale a tutte le religioni, le prescinde, le supera e dunque può concepire, grazie alla sua indipendenza concettuale, la spiritualità umana nella sua unitarietà.

Implica per esempio il rispetto di tutte le differenze.

Il materialismo storico proclamava l’ateismo, si dichiarava contro la spiritualità. A quel punto era chiaro che lo Stato si occupasse di laicità e la Chiesa di spiritualità. Con la rivoluzione d’ottobre, l’avvento del comunismo, sono state poste le barriere tra potere spirituale e potere temporale, un pò quello che avveniva anche sotto l’impero romano.

 

Per Bruno interpretare la parola laico non comporta solo metterla in contrapposizione ad altri termini. Non si può definire laico solo chi è “anti”, come antiecclesiastico, antireligioso.

Si apre qui un dibattito su come intendere il termine laico. Sicuramente laicità appartiene alla sfera della libertà: libertà di esprimere la propria visione del mondo, libertà da ogni dogma e ideologia. Le ideologie non sono soltanto quelle della religione, ma tutte le ideologie della verità, come quella della scienza.

Piero per esempio, parla di ciò che è “anti” come di un potenziale strumento di analisi: l’antifascismo in questo caso riesce ad andare più a fondo del fascismo nell’analisi delle problematiche e dei diritti umani e sociali, riesce ad essere più critico. Ciò che è contro può avere anche più valore del concetto che lo origina.

 

Antidogmatismo

 

La laicità è fondamentalmente antidogmatismo, una presa di distanza dai dogmi.

Il “contra” di Luciano Nanni, per il quale Agostino aveva l’opposizione degli accademici. Il vero, il noto diviene essenza tramite l’ideologia.

 

 Dogmatica è la coscienza cui è precluso il passaggio dall'essere al pensiero. Il pensiero arriva al massimo, per questa strada, ad intendere la semplice serie naturale (meccanica) delle cose: l'unico livello di realtà che una coscienza cosi strutturata possa ospitare. La rappresentazione (la consapevolezza della rappresentazione) in simile coscienza è impossibile: le manca lo spazio in cui costituirsi e finisce inevitabilmente per essere azzerata sull'oggetto che dovrebbe rappresentare, cosa tra le cose. Chiarissime le conseguenze a livello epistemologico: ipostatizzarsi della pur inevitabile rappresentazione e suo necessitarsi secondo i modi di una specularità assoluta; farsi, di fronte ad un oggetto attivo e cogente, del tutto inerte e passivo del soggetto, fino alla sua pretesa autoriduzione a puro e semplice registratore della verità dell'essere (del mondo); radicale sostanzializzarsi della conoscenza e allora metafisicizzarsi in immobilità (e quindi autodistruggersi) della cultura, ovviamente etimologicamente intesa. Quale spazio può mai rimanere, infatti, alla cultura (alla nostra creativa coltivazione del mondo inteso nella sua totalità, sia in senso fisico che mentale) se ciò, cui possiamo approdare, non è altro che la sua semplice e meccanica (per altro voluta come naturale e facile) riproduzione? Caratteri, questi, che il realismo ingenuo di filosofica memoria tutti insieme riassume e bene per tutti codifica: le cose (tutte le cose) si darebbero alla fin fine a conoscere come esattamente sono e nulla più.

 Contra dogmaticos (Studi di Estetica, n° 7, 1987) di Luciano Nanni

 

 

La storia della scrittura

 

            Mauro sta lavorando con una classe del primo anno. Il suo percorso di educazione alla laicità è trasversale: consiste nello stimolare lo spirito critico degli studenti rispetto alla storia per portarli verso un’autonomia dell’interpretazione dei fatti.

Ha affrontato così, in maniera laica e critica, l’argomento delle origini della vita, tra creazionismo e darwismo, ma si trova adesso ad affrontare il periodo neolitico della preistoria.

E’ interessante l’analisi che fa, a questo proposito, della nascita della scrittura.

La scrittura nasce prima ancora che al fine della trasmissione del sapere, per un fatto pratico: la contabilizzazione degli scambi commerciali. L’istituzione dei poteri da quelli religiosi a quello dello Stato, nascono e si istituiscono in concomitanza della nascita della scrittura, ed è proprio nel periodo storico del neolitico che avviene questa trasformazione, che è una vera rivoluzione nella storia dell’uomo.

Non è un caso che è proprio nel neolitico che nasce il concetto di città e quindi di idea di apertura e chiusura, di cultura interna ed esterna alla città, da ricollegare all’istituzione dei poteri.

La tematica della scrittura che conduce all’istituzione dei poteri di Stato e Chiesa tocca anche la nostra stessa metodologia di ricerca che vorrebbe sfociare nell’attitudine a prendere le distanze dal vissuto, dalla pratica scolastica per meglio coglierne le sfumature e analizzarla nella sua oggettività. Questa presa di distanza ed oggettivazione del reale attraverso la scrittura è un possibile percorso di autonomia, là dove per autonomo si intende il soggetto non condizionato da pregiudizi o ideologie, dunque laico.

 

 

La morte, il suicidio

 

In questo secondo incontro abbiamo affrontato il tema della morte e del suicidio presente nel film proposto da Nina “Mrs. Dalloway”. Da lì il mio suggerimento è stato di affrontare il tema del suicidio con i ragazzi per scoprire qual’è l’ottica laica con cui affrontare la morte. Ma le risposte degli insegnanti del gruppo sono state dubbiose in quanto il tema del suicidio, per quanto i ragazzi dimostrino una certa facilità a parlare di morte, potrebbe essere un tabù per i genitori che ritengono quest’argomento pericoloso per i propri figli.

Eppure continuo a pensare che il tema della morte sia centrale nell’educazione alla laicità ed andrebbe affrontata senza tabù, ma analizzando a fondo le conseguenze di una concezione della morte ammantata di sacralità e censure.

Da lì nascono molti interrogativi dell’uomo di ogni epoca che non ha mai smesso chiedersi qual’è il senso della vita e della morte, interrogativi che riguardano l’insondabile a cui si può provare a rispondere attraversando la strada di una conoscenza integrale, di un sentire che va ben oltre l’istruzione e su cui di sicuro la scienza da sola non è in grado di far luce, nonostante i velocissimi progressi dell’ultimo secolo.

Nina non sa se continuerà a frequentare questo gruppo di ricerca-azione. Pensa che per lei sia troppo impegnativo e non trova un modo per organizzare un percorso coerente con una classe. Ha dei dubbi sulla proposta di questo film che lei stessa ha fatto e volendo, avrebbe un’altra idea di lavoro sulle battute umoristiche in lingua inglese, ma trova che per lei è difficile agire. A conferma della sua difficoltà, ricevo la sua mail il 4 dicembre dove mi comunica la sua decisione di uscire dal gruppo di ricerca

 

 

Le  istituzioni e la morte

 

            Per Federica, che lavora spesso sull’analisi dei quotidiani sarebbe particolarmente adatto un lavoro di analisi istuzionale della morte: la gestione della morte da parte delle istituzioni.

Il caso Englaro è emblematico della crisi di coscienza del nostro mondo attuale. La condanna da parte della Chiesa dell’arbitrarietà dell’uomo rispetto alla scelta della morte

L’accanimento terapeutico tra scienza e spiritualità.

 

            Un tema più ampio e profondo come quello della pena di morte può essere fonte di analisi della laicità e della concezione della morte da parte delle istituzioni penali, coercitive e mortifere di alcuni stati. Questa laicità non lascia spazio al discorso umanistico della vita come bene supremo, non ammette il diritto umano fondamentale alla vita perchè i sistemi giuridici in generale ed alcuni in particolare, ( bisognerebbe andarseli a cercare e analizzare) non concepiscono che la legge, come Dio, sta sopra a tutto.

Questa laicità, che ha anche la connivenza delle religioni locali, è laicità estrema, priva della considerazione primaria del senso della vita.

Si può forse parlare di laicità senza pensare che ci siano svariate sfumature legate a questo concetto, quanto più esso si avvicina o si allontana dalla spiritualità come dimensione unificante e consapevole dell’esistenza?

 

 

Storia dei rapporti tra Stato e Chiesa nel XX secolo

 

            Sarebbe interessante che qualcuno facesse una sintetica ricerca storica sui rapporti tra Stato e Chiesa nel XX secolo, essendo stato il Concilio vaticano II un momento importante di incontro idee laiche tra Stato e Chiesa, anche perchè rappresentava lo spirito di rinnovamento laico del momento storico. La forma assembleare del Concilio, le idee progressiste che sono emerse e l’abbassamento del rapporto gerarchico che contraddistingue il sistema ecclesiastico, lo caratterizzano come un momento di progresso nei rapporti tra Stato e Chiesa. Ha espresso i tempi rivoluzionari e di cambiamento degli anni sessanta, come il passaggio dalla lingua latina alla lingua italiana nella celebrazione della messa, dunque non più in latino. L’introduzione della musica non sacra nella liturgia. Ha segnato un passaggio laico nei rapporti tra Stato e Chiesa.

 

Laicità della Costituzione italiana

 

Bruno, come docente di diritto potrebbe orientare il suo lavoro con la classe indagando sulla laicità della Costituzione italiana. Come sono definiti i rapporti tra Stato e Chiesa nella Costituzione?

Commenta il post