Tematiche emerse dal I incontro

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Per un’educazione laica

 

Nel ruolo di insegnanti di un istituto superiore, alcuni membri del gruppo si sono posti il problema di come dare un taglio laico all’insegnamento della loro disciplina e rendere più critico l’approccio degli studenti al sapere.

Ogni insegnante partecipante al gruppo ha una storia di formazione personale ed è interessante  capire come ognuno concepisce la laicità a partire dal proprio vissuto formativo e professionale.

Nell’affrontare i contenuti ci si chiede qual’è il vero senso del termine laicità. Si sente il bisogno di esaminare il concetto a partire dalle definizioni che altri ne danno. Sarebbe opportuno fare qualche ricerca sui riferimenti teorici, autori con cui c’è affinità nell’interpretazione del concetto

 

Problema dell’obiettività: laicità quale oggettività?

 

Federica pone la questione se lo sforzo dell’insegnante di essere oggettivo è un modo per rispondere ad un criterio di laicità nell’insegnamento. E’ una. problematica scottante, perchè può succedere che sforzandosi di essere obiettivo, trascendendo i punti di vista, le opinioni soggettive, l’insegnante annulli le differenze personali e culturali tra se e gli studenti e tra gli studenti stessi. Può essere questo azzeramento delle differenze, questa loro neutralizzazione, un obiettivo da raggiungere?

Forse bisognerebbe lavorare sulla laicità come non asservimento all’idea dominante per l’interpretazione della realtà, come accettazione di tutte le interpretazioni nella loro comprensione, piuttosto che su un loro annientamente dovuto ad un disconoscimento delle differenze.

Aurora crede che dare un’informazione svuotata dell’idea personale di chi la trasmette, non serva a far essere più critici i ragazzi. L’ opinione personale è ciò che colorisce la trasmissione del sapere. Si tratta piuttosto di aiutare i ragazzi a distinguere tra un’informazione di contenuto e un’opinione.

 

Oltre l’ideologia

 

Federica finora ha lavorato per un’interpretazione del reale sgombra da pregiudizi, sui quotidiani, cercando di essere trasversale, non proponendo sempre la lettura di uno stesso giornale.

Si basa su quello che coglie come tematica importante nella lettura dei quotidiani e lì dove reputa vi siano questioni sociali o politiche da analizzare, lavora sulla messa a confronto dei vari giornali. Intende lavorare sull’oggettivazione, ne sente il bisogno perchè ha appartenuto ad una generazione molto ideologica

 

Tra darwinismo e creazionismo

 

L’esperienza a questo proposito, di Mauro è con la preistoria: ha provato già ad impostare con la classe, in maniera plurale e differenziata, l’interpretazione dell’origine della vita umana, ricercando documenti, fonti, facendo la loro comparazione (la genesi, la scienza, il darwinismo, il creazionismo) ma rimane dubbioso sull’applicabilità del metodo ai vari soggetti tematici da affrontare nel programma.

 

Laicità come approccio critico e trasversale

 

Mauro introduce la sua idea di lavoro sulla laicità con la classe. Ritiene di non voler lavorare su una monografia, un personaggio o un tema specifico, ma piuttosto di voler dare un taglio interpretativo alla comprensione della realtà storica, attraverso un approccio critico da far sviluppare ai ragazzi stessi. Educare alla laicità può essere un percorso di riflessione che uno si può portare avanti piano piano su tutto il suo programma, su come affrontare la realtà proposta dal libro, dal giornale. Sostiene che in una realtà dove si incontra la difficoltà di quel che è detto il pensiero unico, non esiste la questione politica, ma la questione proprio culturale, che non è di una parte politica piuttosto che di un’altra. Il suo contributo alla laicità è un metodo di approccio critico.

 

Laicità come libertà

 

Mauro pone il concetto di libero ragionamento. Quindi introduce al concetto di libertà nella comprensione, libertà dai dogmi. Quando insegna si chiede cos’è la laicità, cerca di capire se è possibile un meccanismo mentale attraverso il quale i ragazzi riconoscano i dogmi, che poi possono essere di qualsiasi tipo: religioso, storico, storiografico...

Si sforza con loro di smontare il libro di testo, per capire che quello che è scritto lì è frutto di un’idea precisa dell’autore 

 

Laicità come scardinamento dei dogmi

 

Laicità è fondamentalmente antidogmatismo, ma i dogmi non vengono soltanto dalla religione. Sollevando le riflessioni di ciascuno si rileva che si può indagare sulla laicità in ogni luogo in cui troviamo dei dogmi, in ogni contesto sociale, politico e religioso; si tratta di scardinare la sacralità del dogma, in qualche modo, lavorare sulla laicità è questo. Questo poi vuol dire avvicinarsi alla conoscenza.

Combattere il dogmatismo ci avvicina alla sostanza delle cose.

 


Il mito dell'identità

P
iero introduce il discorso sul bisogno d’indentità. I miti dei giovani, il bisogno di riferimenti identitari su cui poggiarsi, in cui rivedersi. Criticare questo sistema, metterlo in discussione è molto delicato, presuppone il fatto di accompagnare i ragazzi a disfarsi dei miti con degli strumenti, altrimenti per loro è difficile configurare la propria esistenza.

 

Contro ogni fanatismo

 

Questa fame di identità può assumere toni fanatici. La fanatizzazione ha un’estrema forza.

La sfida di un insegnamento laico sta nel riuscire ad accettare un’opinione diversa che non necessariamente deve essere la negazione del proprio mondo. Far passare l’idea che l’opinione degli altri può in qualche modo aiutarci a costruire il nostro mondo. Per Piero la laicità è una forma di relativismo culturale che non vuol dire però la cancellazione dell’identità, non si tratta di pressappochismo, ma piuttosto di fare i conti con i propri percorsi di provenienza

 

Religione e anticlericalismo

 

Piero sostiene che religione e anticlericalismo possono anche convivere.

Il Concilio Vaticano II è stato un luogo istituzionale religioso e paradossalmente anticlericale. Concilio come assemblea e non come struttura gerarchica. Sarebbe il caso di portare dei materiali storici sul Il Concilio Vaticano II

 

Caccia alle streghe -pensiero debole

 

Piero parla del dominio della religione,ma non solo, anche dell’ideologia della scienza sull’immaginazione, sull’andare e venire del pensiero femminile tra fantasia e realtà. La non accettabilità da parte del pensiero maschile, la persecuzione dell’immaginazione, dove il maschile vuole la fissità. Si richiama alla repubblica veneziana che quando ha fatto bruciare l’ultima strega era estremamente laica, ma questo non le ha impedito di fare ciò con il totale consenso dell’aristocrazia veneziana. Ha consegnato anche Giordano Bruno, dunque tribunali non solo dell’inquisizione, ma civili, laici, contro il pensiero debole.

 

Laicità come distanza dall’ideologia della scienza o ideologia della verità

 

Richiamandosi a Luisa Muraro, Piero ricorda che non solo la religione, ma anche la scienza, che magari è anticlericale, adopera la sua laicità per combattere l’eresia dalla propria ideologia. Si tratta di capire che non c’è solo la religione della verità, ma c’è anche l’ideologia della verità.

 

Stregoneria e Tarantismo

 

Mauro interviene nel discorso di Piero sulla caccia alle streghe ricordando che un fenomeno associabile è quello del tarantismo, tipico del sud Italia, nel Salento in particolare, vivo fino a cinquant’anni fa. Sostiene di essere in possesso di vari materiali sul tema. Potrebbe essere un soggetto da sviluppare e mettere in realzione con la laicità.

Religione popolare, sacralità, spiritualità e trance, laicità del rito.

 

Il femminile nell’arte

 

Antonella s ricollega al lavoro di Piero e intende esplorare il mondo del femminile nella storia delle avanguardie artistiche: dovremmo chiarire come questo possa rientrare nell’analisi della laicità.

La figura della donna vista attraverso gli artisti come Klimt, il tema della donna fatale, della donna che da la vita, ma che la toglie anche; vorrebbe trovare i collegamenti anche con la letteratura, trovare gli agganci partendo da Goya a queste figure del romanticismo, in una carrellata.

 

Figura dell’intellettuale in Italia e in Francia

 

Piero solleva la questione della differenza tra l’intellettuale italiano portavoce degli interessi politici, spesso schierato e ideologico, quando in Francia questa figura è associata ad una pratica filosofica e di impegno che è anche pragmatico e fondato sull’individualità.

 

Il mondo laico di Virginia Woolf

 

Nina sente il bisogno di approfondire il tema della laicità, già nel corso di questo primo incontro si rende conto che la laicità può avere mille accezioni e che l’obiettivo finale di questo gruppo di ricerca sarà quello di osservare e accettare la laicità così come si presenta in questo contesto specifico di lavoro.

Pensa di di lavorare su Virginia Woolf, deve capire come poter introdurre questo argomento nella classe quinta, partendo da un film, tratto da un romanzo: Mrs. Dalloway, è il racconto di una giornata di una donna inglese che si accinge a preparare una festa, nella narrazione vengono inserite tutte le sue emozioni, tutti i suoi pensieri così come gli arrivano alla mente, e quindi la tecnica dell’interior mind, del monologo interiore, del flusso di coscienza. Ci si interroga sull’esistenza e sulla morte. I sentimenti e l’intelletto, la chiesa, e la laicità della protagonista che risolve la spinta verso la morte riflettendo sul suicidio di un giovane

 

Il suicidio

 

Tema del suicidio eventualmente da sviluppare

 

 

Tabu della laicità nella scuola pubblica italiana

 

Per Mauro la laicità nella scuola è un tabù, ne ha avuto esperienza quando insegnava a Bergamo, la parola laico era sinonimo di comunismo.

 

La laicità nella Costituzione italiana

 

Federica suggerisce di analizzare la Costituzione italiana che porta in se principi laici che non sono del tutto messi in pratica nel nostro paese

 

Spiritualità laica

 

Espongo  l’ipotesi di una spiritualità laica che è un concetto in costruzione.

Si tratta di capire se può esistere una laicità che non sia materialista, che non si ponga in maniera necessariamente dialettica con la spiritualità. Il pensiero occidentale porta a ragionare in termini dualistici, ci porta a contrapporre la religione alla laicità, dove tutto ciò che è laico non è sacro, e questo vuol dire che sentire parlare di spiritualità comporta un’associazione automatica alla religione. Ma la laicità non è in antitesi con la spiritualità, perchè questa non è da identificare con il credo, la religione. Abbiamo una cultura che contrappone lo spirito alla materia, dove tutto ciò che non è spirito e non è sacro, è laico e quindi è materiale.

Per opporsi alla standardizzazione del pensiero acquisito da secoli, probabilmente da Aristotele in poi, bisogna lavorare sulla pratica, la conoscenza proviene prima  dalla pratica e poi implica la teoria. Il fine della ricerca di Giusi è praticare una spiritualità laica nel contesto educativo. Per verificare questa realtà possono essere usati vari metodi, i più adatti sono quelli della pedagogia attiva, che implichino profondamente i soggetti nella relazione pedagogica, ad esempio l’approccio autobiografico.

Problema dell’attinenza (compatibilità) ai programmi scolastici

 

Gli insegnanti hanno un programma curriculare da seguire relativo alla propria materia d’insegnamento ed è all’interno di quel programma curriculare che devono cercare di mettere in evidenza la questione della laicità, lavorando su questo concetto. Ma il concetto in se può sia essere esternato e analizzato con gli studenti in maniera aperta , oppure può essere un metodo di lavoro dell’insegnante, taciuto alla classe, ma frutto di una sua riflessione pedagogica che porta ad una maggiore consapevolezza.

 

Problema delle diverse prospettive tra chi fa ricerca e chi insegna

Federica solleva problema del taglio che io do al lavoro che è di tipo più filosofico, secondo lei, mentre loro, gli insegnanti hanno una visione della storia, per esempio, più funzionalistico-economica, cioè si devono preoccupare di trasmettere qualcosa agli studenti.

 Naturalmente le due cose non sono affatto incompatibili, ma anzi si compensano.

Nell’approccio trasversale è possibile l’arricchimento attraverso le diverse prospettive da cui si analizza una problematica.

 

Problema delle classi prime

 

Un pò tutti si pongono il problema di lavorare nelle classi dei più giovani. Risulterebbe più difficile per l’insegnante trasmettere il concetto di laicità e farlo analizzare ai ragazzi che sono usciti da poco dalle medie, mentre con ragazzi più adulti ritengono di poter instaurare un dialogo a aprire a dibattiti più approfdonditi

 

Tesine delle quinte per l’esame

 

Antonella pensa che si possa far sviluppare ai ragazzi delle quinte una relazione del percorso sulla laicità in forma di tesina per l’esame finale. Sembra un’idea funzionale che può motivare ulteriormente ad un impegno nella riflessione sul tema e nella scrittura.

 

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