I incontro di r-a ottobre 2008

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Mercoledi 8 Ottobre 2008 h.14.30

 

Presenti

 

Piero               Insegnante di Psicologia della Comunicazione

Federica          Italiano e Storia

Antonella         Storia dell’Arte

Aurora            Italiano e Storia

Nina                Inglese

Mauro             Italiano

Giusi               Ricercatrice esterna

 

La ricerca esordisce con un primo incontro al quale hanno partecipato tutti gli insegnanti che avevano aderito formalmente al progetto.

Dopo un primo momento di impatto del gruppo con la nuova esperienza di ricerca, sono emerse le prime specificità degli insegnanti partecipanti. Ognuno è intervenuto a suo modo per esprimere le difficoltà a concepire la ricerca nella scuola o i dubbi sulle modalità di applicazione, nel concreto della didattica curriculare, di un percorso trasversale di educazione laica.

La ricerca-azione si nutre di problematiche perchè è lì per superarle attraverso l’implicazione collettiva, quindi le tematiche di lavoro che si sono presentate già nel I primo incontro sono vaste e complesse e riguardano sia i contenuti che le metodologie di lavoro.

 

Introduco il tema della ricerca-azione di formazione finalizzata all’indagine sull’educazione alla laicità:

“Questo è il gruppo di ricerca-azione sull’educazione alla laicità. Tutti insieme costituiremo un ricercatore collettivo che è composto da singole individualità, ma che procederà nella ricerca in maniera coordinata in modo da costituire un’unica entità collettiva che si avvale della ricchezza delle specificità di ciascuno.

Il mio intervento è finalizzato a coordinare questo gruppo di ricerca che indagherà sulla laicità nella scuola e di un suo possibile percorso educativo.

La ricerca-azione è una forma di ricerca qualitativa effettuata dagli operatori in un sistema a partire dalla loro stessa pratica. Si tratta di una ricerca critica ed emancipatrice.

Ognuno di noi ha delle specificità, in quanto insegnante, in quanto persona impegnata nell’attività educativa, quello che è interessante è mettere a disposizione in un tavolo comune, la propria esperienza didattico-educativa confrontandola con quella degli altri.

Dall’esposizione di ogni esperienza e dalla loro messa a confronto viene fuori un resoconto che poi segna il passo del percorso di lavoro collettivo. Ogni esperienza individuale viene diffusa in un ambito di gruppo e viene presa in carico dal ricercatore collettivo, si richiede quindi un’attenzione vigilante e un ascolto sensibile.

Ogni intervento dovrebbe rispettare dei tempi equi che lascino spazio a tutti. Ognuno può, se vuole, prendere appunti e sollevare richieste e dubbi sul lavoro dell’altro, se ci sono punti critici si possono discutere e da lì può nascere un dibattito. Diversamente il percorso didattico di ognuno resta circoscritto all’ambito della relazione insegnante-allievi e non ne viene valorizzata la portata educativa non potendo diventare un percorso formativo per tutti.

Diciamo che la finalità della ricerca-azione è di operare un cambiamento nel contesto in cui si svolge. Questo cambiamento avviene principalmente nel lavoro di gruppo, prima ancora che nel lavoro individuale. Il fatto di mettersi in discussione e anche di porre dei punti critici fa parte della formazione di ciascuno”

 

Già dai primi dialoghi emergono i punti chiave delle problematiche che vivono i partecipanti del gruppo di ricerca

 

Il problema dello scollamento tra ricerca universitaria e pratica scolastica

 

Federica solleva la questione della distanza tra chi fa ricerca universitaria nel campo educativo e chi nella scuola ci lavora tutti i giorni. C’è la percezione che la ricerca sia relegata al mondo universitario e non che possa essere uno strumento di crescita formativa anche per gli insegnanti delle scuole, come se lo svolgimento della professione determinasse la fine di un processo di conoscenza.

A questa percezione degli insegnanti corrisponde una realtà di vero distacco tra la pratica educativa scolastica e il mondo della ricerca universitaria, che è in gran parte, soprattutto in Italia orientata verso la ricerca quantitativa in sociologia o comunque in scienze umane.

E’ importante quindi per superare la condizione di isolamento creata dalle istituzioni, considerare dei principi di base della ricerca-azione che svolgiamo:

 

L’nsegnamento come potenziale oggetto di ricerca

 

Il fine è di riuscire a concepire il processo educativo come un possibile oggetto di ricerca.

Percepire la natura sociale di quello che facciamo e quindi le conseguenze di quello che operiamo come una riforma. E’ una microriforma che non si riferisce ai massimi sistemi, ma alla microsociologia. Si tratta di una forma di microintervento sociale.

Questo tipo di ricerca può anche essere vista come un’attività politica, nel senso lato e più positivo del termine, come azione politica rivolta alla comunità educativa.

 

Problema della formazione pedagogica

 in rapporto all’educazione trasversale e alla pedagogia attiva

 

Aurora vede la sua formazione strettamente pedagogica come un limite per il concepimento di un altro approccio, che possa abbracciare altri campi del sapere nelle scienze umane.

Si tratta di autoformarsi ad una visione più comprensiva, integrale dell’educazione, dove la frammentarietà di ogni disciplina diventa una risorsa se è la fonte di un sapere condiviso in un gruppo di lavoro. Constatare quali sono i propri schemi interpretativi e prenderne le distanze.

 

Autonomia dell’insegnante

 

Risulta evidente la difficoltà a concepire l’azione con il gruppo- classe in totale autonomia, ci si domanda come si può, senza riferimenti chiari che arrivino da un programma o comunque da una progettualità ben strutturata, agire su un percorso personale con la classe, rispetto alla problematica della laicità su cui non si è mai riflettuto a fondo. Si sente il bisogno di riferimenti certi da cui partire. C’è tra gli insegnanti, chi si aspetta che, chi propone il percorso di ricerca, esprima quello che si dice o si scrive sulla laicità e a partire da questi si costruiscano delle ipotesi, non tutti si aspettavano di dover riflettere autonomamente confrontandosi direttamente col gruppo su questo tema.

Ma la proposta di lavoro non parte necessariamente da quello che sulla laicità si è già detto e scritto, il conosciuto, piuttosto è un’ipotesi di costruzione di un percorso collettivo che si fonda sull’elaborazione delle nostre personali idee di laicità, in un’ottica di autorizzazione noetica come legittimazione a conoscere e interpretare il reale in modo autonomo e non necessariamente indotto.

E’ auspicabile una paritarietà degli elementi del gruppo, la mia posizione non deve restare centrale e anche se fa da riferimento principale dovrebbe riuscire a diluirsi col contributo apportato da tutti.

Si tratta di mettersi in gioco, responsabilizzarsi rispetto alla riflessione.

 

Il gruppo

 

Ogni singolo è membro di un organismo autonomo e complesso: il gruppo.

Il gruppo è superamento della frammentazione delle individualità, ma si tratta di individualità collegate. E’ un entità collettiva che prende forza dalle specificità di ognuno,

 

Importanza del processo nella r-a

 

Non arriveremo a delle vere conclusioni, perchè la ricerca non sarà finita quando i nostri incontri saranno conclusi. La r-a dovrebbe innescare dei meccanismi che si protraggano nel corso del tempo, meccanismi di riflessione che ricadono sulla pratica educativa, nei modi escogitati da ognuno.

Dunque dopo la pratica, l’osservazione e di nuovo la riflessione, nella spirale ritorna la pianificazione: ad ogni incontro si ripianifica l’azione fino a focalizzare sempre meglio l’obiettivo e l’azione. Ogni mese, in base alle esperienze di ogni membro del ricercatore, si analizza l’avanzamento della ricerca e il percorso successivo. Emergeranno una serie di problematiche, ognuno di noi avrà riflettuto su quello che ha fatto.

Partiamo dunque, da un quadro d’azione molto vasto, non abbiamo chiaro come affronteremo il discorso sulla laicità, ma man mano che operiamo nella pratica ed agiamo, metteremo sempre più a fuoco questo concetto, perchè avremo sempre più elementi che ci vengono dal lavoro, dagli studenti, dagli altri insegnanti, dal dirigente, ecc...

E’ interessante ascoltare il riverbero della pratica sul terreno... piano piano si mette a fuoco l’azione da intraprendere e ad ogni incontro è sempre più precisa l’idea che abbiamo del nostro operare sul terreno rispetto al soggetto preso in esame.

 

La scrittura

 

La scritttura è un momento importante di avanzamento nel percorso di ricerca, ma anche nella formazione personale. Se ognuno scrive delle riflessioni su quello che ha fatto sul terreno scolastico, e porta queste scritture al gruppo di ricerca, gli sarà più facile mettere a confronto le proprie esperienze e le problematiche che ha incontrato con quelle dei membri del ricercatore collettivo per ricalibrarsi su nuove strategie d’azione.

Quello che risulterà dall’insieme dei testi sarà  uno scritto collettivo, sarà eterogeneo come stile e come ispirazione, perchè ognuno ha delle specificità, e questa è la ricchezza della pluralità. Alla fine  una scrittura complessa costituirà la relazione della ricerca-azione.

 

 

 

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