Monday 21 june 2010 1 21 /06 /Giu /2010 17:05

 

 

 Diario di Bordo

 

11 giugno 2010

h. 15.00

 

 

Il gruppo oggi è composto da quattro insegnanti del gruppo originario più B., un insegnante che, interessato ai risvolti attivi della ricerca-azione, ha collaborato nella ricerca di questi giorni. B. aveva partecipato agli incontri del gruppo di ricerca dell’anno scorso e quest’anno si è tenuto spesso informato sull’andamento della nostra ricerca. Così ha deciso di prendere parte attivamente all’ultimo incontro di quest’anno.

 

Si è trattato di un incontro operativo, finalizzato alla messa a punto degli obiettivi che ci eravamo dati nell’incontro precedente: presentazione al prossimo Collegio Docenti di martedi 15 giugno, di una proposta di delibera per l’attivazione delle attività didattiche e formative alternative all’Insegnamento della Religione Cattolica (IRC).

 

Il gruppo era attento e attivo, ma ci siamo dati un ordine del giorno per rendere fruttuoso quest’ultimo incontro. F. ha esposto i dati quantitativi dell’indagine, io ho fatto un resoconto delle interviste, con dati quantitativi e qualitativi, al termine abbiamo discusso dell’ultima sentenza del Consiglio di Stato sull’Ora Alternativa. In ultimo abbiamo cercato di scrivere collettivamente un testo rivolto al Collegio Docenti.

 

Io: “ F. ha svolto un’indagine di tipo statistico sulle frequenze dell’IRC e dell’OA tra gli studenti di quest’Istituto ed ha prodotto una tabella grafica, io ho intervistato un campione di 39 ragazzi delle classi quinte. Con l’aiuto della giusrisprudenza e l’elaborazione di questi dati, stendiamo una proposta di delibera al Collegio”.

 

F. comincia a esporre i dati della sua ricerca, ma appena nomina il gruppo di ricerca-azione chiamandolo “commissione laicità”, nascono dei dubbi sulla denominazione. Io sostengo che questo è un lavoro di ricerca attiva e che questo gruppo di persone ha operato nell’ottica che muove un gruppo di r-a. Alcuni di loro sostengono che se si parla di ricerca-azione al gruppo docenti, si rischia di non riscuotere interesse e comprensione perchè la maggior parte di loro ignorano la r-a oppure non la tollerano. Mentre invece parlare di “commissione” è più familiare, nel senso che rientra nella terminologia scolastica.

Secondo me è bene che tutti gli insegnanti della scuola sappiano che quest’anno un gruppo di ricerca ha lavorato in questa scuola, altro è poi farlo rientrare nelle attività della “commissione”.

 

P.: “La scuola superiore in Italia non prevede nessun tipo di ricerche al suo interno, esiste solo la possibilità di avvalersi di alcune risorse per dei progetti. Questa ricerca bisogna collocarla da qualche parte, la scuola somiglia ad una struttura parlamentare con consigli, commissioni...

E’ inusuale che nella scuola si faccia ricerca, si può considerare un gruppo di ricerca della commissione laicità. Quello della commissione è il luogo formale dove si svolge l’attività del gruppo di r-a.”

 

Mi chiedono di intervenire al prossimo Collegio Docenti, ma non sono sicura che venga accettata la mia presenza esterna: è una richiesta che era stata già fatta al Dirigente qualche anno fa in occasione della proposta di un mio intervento con il progetto AltrAlternativa.

 

F.: “ il 70% degli studenti dell’Istituto non si avvale dell’ IRC. Dal terzo anno si osserva una migrazione dalle opzioni A, B e C verso D ed E.”

 

P. e A.: “Bisogna mostrare i dati, far vedere il grafico, perchè queste cose si sanno, ma quando si vedeno fanno più effetto.”

 

F.: “I ragazzi che si iscrivono al primo anno scolastico sono intenzionati a seguire un’ora alternativa, ma quando si accorgono che non c’è alcun offerta, già dal secondo anno, migrano verso l’opzione D ed E, verso l’uscita dalla scuola. Questa è la nosta situazione allo stato attuale. Un dato oggettivo: questo comporta una perdita da parte loro di 4 ore al mese di lezioni scolastiche, nell’anno sono 33 ore di non elargizione di un servizio, di negazione del diritto all’istruzione, 33 ore sottratte del diritto allo studio.

Nella nostra scuola l’ora alternativa non è stata attivata. Quest’anno a marzo è stato nominato un insegnante tecnico per garantire qualche mese di studio assistito, opzione B, ma non c’è alcun piano didattico.

 

A questo punto faccio un resoconto delle interviste agli studenti

(Vedi "interviste" nelle pagine del blog)

 

Al termine nasce un dibattito sull’opportunità o meno di poter rivelare i dati degli avvalentesi che criticano l’insegnamento di religione.

 

F.: “ Dire questo in collegio vuol dire entrare nel merito dell’insegnamento dei colleghi. E’ molto delicato.”

 

Mi chiede se posso parlarne io, da esterna.

 

Io: “non ho problemi a farlo, ma il problema per me sarà riuscire ad essere presente nel Collegio Docenti. In fondo si tratta di dati estratti da un indagine nella scuola, non sono io a dire quello che penso, ma riporto solo dei dati oggettivi. Mi rendo conto che dire questo ai colleghi di religione è un riscontro del malfunzionamento del loro insegnamento. Ma posso limitarmi ad esporre così i dati.

F. sostiene che sarebbe stato interessante chiedere ai ragazzi che frequentano religione se sceglierebbero ancora l’ora di religione nel caso che un’attività didattico e formativa interessante fosse offerta in alternativa”.

 

Io rispondo che mi sembra una domanda davvero pretestuosa e non l’avrei mai posta ai ragazzi. In realtà poi viene fuori dagli stessi commenti degli studenti che la scelta dell’ora di religione sarebbe messa in discussione da una valida alternativa, ma è bene che emerga dai loro discorsi e non che sia una domanda posta in questi termini.

 

Ne deduciamo che il vero problema è prima di tutto garantire l’attività didattica e formativa, ma anche la presenza di quest’opzione di uscita da scuola, è il Ministero che ha posto quest’opzione di scelta per i non avvalentesi e bisognerebbe capire se la scuola la può abolire.

 

B.  interviene con la normativa : “ Il Tar aveva bocciato la circolare della Moratti che poi è andata avanti, che sosteneva che nell’ambito della valutazione del credito, l’ora di religione concorre a definire la media scolastica. Il credito è compreso tra un punto più basso ed uno più alto, se uno studente ha una media bassa, allora l’ora di religione, se il ragazzo l’ha frequentata, può intervenire per modificare tale media. Il Tar aveva bocciato questa circolare.

Il Ministero ha fatto ricorso a questa decisione del TAR, nella persona del Ministro Fioroni, il Consiglio di Stato ha dato ragione al Ministro, la religione concorre alla valutazione del credito, ma non in modo discriminatorio per i non avvalentesi. Infatti la scuola, secondo il Consiglio di Stato, è obbligata a garantire un’attività didattica e formativa alternativa per permettere anche ai non avvalentesi di essere valutati, se necessario, anche grazie al credito dell’ora alternativa.

 

F.: “vi leggo alcune riche della sentenza del Consiglio di Stato: ...infatti, nelle scuole in cui il corso alternativo non è attivato, lo studente che per motivi religiosi non intende seguire l’insegnamento della religione, ha come sola alternativa, di non fare nulla. La mancata attivazione dell’insegnamento alternativo può incidere sulla libertà religiosa dello studente e delle famiglie. La scelta di seguire l’ora di religione potrebbe essere pesantemente condizionata dall’assenza di inziativa formativa, perchè tale assenza va ad incidere su un altro diritto costituzionale che è la liberta d’insegnamento e il diritto all’istruzione. Ciò evidentemente, non contraddice il carattere facoltativo dell’insegnamento alternativo, tale insegnamento è e deve restare facoltativo per lo studente, che può certamente non sceglierlo senza essere discriminato, ma la sua istituzione deve essere considerata obbligatoria per la scuola, di questo aspetto il Ministero appellante dovrà necessariamente farsi carico perchè altrimenti si creerebbe una situazione non coerente con quanto le stesse ordinanze impugnate sembrano invece presupporre.”

 

B.: “Dunque questa è una sentenza del Consiglio di stato che è l’organo di appello della giustizia amministrativa del TAR. Un pò di tempo fa la ministra Moratti emise una circolare in cui si diceva che per chi frequenta l’ora di religione, tale insegnamento vale come credito ai fini della media scolastica. E’ stato fatto ricorso al TAR contro questa circolare e il TAR ha accolto il ricorso e bocciato la circolare della Moratti che era evidentemente discriminatoria per i non avvalentesi. In seguito, nel governo successivo, il Ministro Fioroni è ricorso in appello al Consiglio di Stato, contro la bocciatura della circolare della Moratti, e se il TAR aveva bocciato la circolare, invece il Consiglio di Stato ha accolto l’appello del Ministero, ha sostenuto che la valutazione nell’insegnamento della religione cattolica è valida ai fini del credito per la media scolastica, ma ha anche aggiunto che è obbligatorio per la scuola istituire una materia alternativa, non obbligatoria, che faccia altrettanto credito ai fini della valutazione. Ha messo il punto sull’obbligatorietà per la scuola di garantire l’ora alternativa .

 

F.: “ Il punto è dunque proporre tre opzioni. Religione, attività didattica e formativa alternativa o uscita di scuola. Dove danno credito sia l’ora di religione che l’ora alternativa. Il dirigente si preoccupa di nominare degli insegnanti e le materie vengono valutate.

 

P. “Questo è un incentivo ad essere presenti a scuola, perchè chi esce non ha diritto a nessun credito, per avere dei crediti, bisogna avere un programma concordato all’inizio dell’anno, concordato con il collegio docenti. Prima di me c’era un insegnante di psicologia che durante l’ora alternativa aveva svolto un programma che verteva sull’antropologia.

 

Io “Un’ altra cosa da verificare sono i tempi di consegna del modulo per la scelta dell’opzione alternativa. Da un’intervista ad un ragazzo che segue religione perchè non ha fatto in tempo a consegnare il modulo per l’anno successivo risulterebbe che i ragazzi al momento dell’iscrizione a scuola decidono se seguire o meno l’IRC, ma il modulo con la scelta dell’opzione gli viene consegnato dopo un paio di mesi (novembre credo) e entro un certo termine devono consegnarlo, altrimenti seguono religione d’ufficio. E’ proprio così?”

 

A.: “”il modulo che ho trovato è una circolare del 26 settembre che invita i ragazzi entro fine ottobre a fare la scelta, ma nel modulo è anche scritto che se la scuola non riesce ad attivare le opzioni A o B, automaticamente chi le ha scelte, dovrà invece scegliere tre C D o E.”

 

B. : “il problema è che l’attivita didattica alternativa dovrebbe essere già pianificata tra giugno e settembre dal collegio docenti, e all’atto dell’iscrizione ogni studente contestualmente dovrebbe dichiarare se si avvale o no della religione e se non si avvale sapere quali sono le alternative attivate dalla scuola e sceglierne una.”

 

A questo punto io esco in giardino a fare una pausa sigaretta e lascio il mio registratore sul tavolo intorno al quale siamo tutti seduti. La conversazione continua senza di me per dieci minuti:

 

B. : “probabilmente non è casuale che avvengano questi errori, se tutti i ragazzi scegliessero di non frequentare religione manderebbero in crisi tutto il sistema”.

 

P. : “è incredibile questa cosa, io sento i commenti di alcuni insegnanti di religione. Un insegnante mi ha detto che secondo lei i ragazzi fino al secondo anno sono vicini alla religione e dal terzo anno vengono “corrotti da noi”. Ho addirittura saputo che i ragazzi certificati, portatori di handicap, che non possono scegliere da soli, vengono iscritti automaticamente all’IRC dalle famiglie con la scuola.

 

F.: “ma questo non è possibile!”

 

B.: effettivamente se vedi in quest’istituto tutti i ragazzi certificati seguono l’ora di religione”

 

P.: “Certo è un bel vantaggio per un ragazzo che si avvale, avere qualcuno che lo protegge un pò se in un consiglio di classe in cui la sua media è critica e i giudizi degli insegnanti sono più negativi che positivi, rischia la bocciatura.... Gli insegnanti di relgione non vogliono sentirne parlare di ora alternativa, questa con cui ho provato a spiegare i vantaggi di una buona alternativa, mi ha risposto che loro di religione in fondo accolgono tutti...anche quelli che credono in altre fedi e religioni..”

 

B.: “ infatti il principio da salvaguardare non è l’accoglienza, anche quelli che fanno i compiti individualmente devono essere ben accolti dall’insegnante che li sorveglia, ma dare uno strumento di conoscenza,di formazione equivalente all’insegnamento di religione.

 

P. : “Io mi sono sbattezzato, e se l’ho fatto è perchè se mia mamma quando ero neonato mi avesse iscritto ad un sindacato o ad un partito politico, io da adulto avrei avuto tutto il diritto di non approvare la scelta e mi sarei sentito libero di negarla. Con questo non voglio dire che battezzarsi abbia la stessa valenza intrinseca dell’iscrizione ad un sindacato, ma nella forma è equivalente. In Germania, che è un paese protestante, ogni anno devi dichiarare se sei ancora di un certo credo o se non lo sei più”.

 

B.: “Non sarebbe meglio che la Chiesa, se anche agli atti avesse un numero minore di cattolici dichiarati, fosse sicura che coloro che si dichiarano cattolici lo siano veramente?”

 

Passiamo alla scrittura della proposta da presentare al collegio.

 

Per accertarci che io possa partecipare al prossimo collegio docenti, cerchiamo il Dirigente per chiederglielo. Ci risponde per telefono, come era prevedibile, che non è possibile.

Così cerchiamo di fare un piano d’intervento senza la mia presenza. Scriviamo il testo: Proposta al Collegio docenti di delibera per l’attivazione dell’ora alternativa nell’anno scolastico 2010/2011 e decidiamo che tipo di intervento farà ciascuno di loro.

 

 

 


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Saturday 12 june 2010 6 12 /06 /Giu /2010 10:57

 



Venerdi 28/5/2010 h 15.00

 

Diario di Bordo

 

Al quarto incontro del gruppo ci troviamo in tre: io, P. e F., mancano A. e M.

A. mi ha scritto una mail in cui si scusa per non riuscire a esserci ma è stracarica di impegni ed in più è pure malata.

 

Parto col sintetizzare l’incontro scorso in cui, durante la trascrizione, ho rilevato una grande ricchezza di spunti tematici su cui poter approfondire delle riflessioni. Mi soffermo anche ad osservare come nel flusso verbale durante l’incontro del gruppo, molte sfumature che emergono dal dibattito, poi sfuggono ad una vera presa di coscienza. Mentre, mettere per iscritto tutto questo flusso verbale e farlo diventare discorso strutturato, permette di osservare da vicino le intuizioni espresse mentre si parla.

 

Facciamo il punto della situazione: si sono accennate delle proposte nello scorso incontro, proposte operative all’interno dell’istituto. In quest’incontro dovremmo metterle meglio a fuoco e stabilire la loro fattibilità.

 

Io: “Ho mandato via mail a tutto il gruppo di ricerca, dei materiali di lavoro della UAAR e il link al loro sito:

http://www.uaar.it/uaar/campagne/progetto-ora-alternativa/ora-alt-normativa.html

dove ci sono le indicazioni legislative e l’iter burocratico per le scuole che vogliono far applicare l’insegnamento dell’ora alternativa.

Dalla tabella che abbiamo prodotto  risulta una realtà che va portata in collegio docenti con  una proposta di attivazione dell’insegnamento alternativo.”

 

P.: “bisogna farlo subito, il prossimo consiglio di classe è nella prima settimana di giugno, il problema è che il Dirigente di questa scuola dice che non ci sono fondi”

 

Io: “capisco le motivazioni delle scuole che tendono a risparmiare i pochi fondi che hanno a disposizione, ma credo che sarebbe stato utile, in una ricerca-azione come questa, che anche il Dirigente partecipasse al gruppo di ricerca. Questo lo avrebbe  reso partecipe alla problematica, dall’interno e ci avrebbe aiutato tutti a fare uno sforzo per individuare il modo di risolvere la questione economica. Nella prossima settimana completerò le interviste ai ragazzi della scuola e al termine avrò raccolto altri dati, che elaborati potrebbero essere aggiunti ai dati derivanti dalla tabella e presentati in collegio docenti con la proposta per il prossimo anno”.

 

F. intanto sta cercando il documento della UAAR che ho inviato al gruppo e insieme lo analizziamo. C’è un modulo predefinito che può essere presentato alla scuola con la richiesta di attivazione dell’OA. Dai documenti presenti sul sito UAAR risulta che sarebbe vietato per le scuole, aggregare diverse classi composte dai non avvalentesi dell’ora di religione. In realtà lo fanno molte scuole, soprattutto le primarie.

In origine la normativa sull’ora alternativa si basava sul presupposto positivo che all’ora di religione si ponesse un’alternativa valida, poi negli anni, vista la difficoltà ad organizzare l’ora alternativa, sono state inserite le opzioni C, D ed E, che hanno permesso ai ragazzi di uscire da scuola o di farsi i compiti da soli. L’ora di religione è rimasta indiscussa, mentre l’ora alternativa è diventata automaticamente l’uscita da scuola dei ragazzi non avvalentesi. Una pratica assolutamente iniqua.

 

P.: “se pensi che i non avvalentesi, che sono il 70% in questa scuola, sono rimasti senza insegnante di alternativa fino al mese di marzo, mentre gli avvalentesi  che sono il 30%, hanno 4 insegnanti di religione dal primo all’ultimo giorno di scuola....!”

 

F.: “ho trovato una cosa importante! Da una sentenza della Corte Costituzionale del 12/4/1989 risulta che per quanti decidano di non avvalersi, l’ora alternativa è uno stato di non obbligo: “Lo Stato è obbligato, in forza dell’Accordo con la Santa Sede, ad assicurare l’insegnamento di religione cattolica. Per gli studenti e per le loro famiglie esso è facoltativo: solo l’esercizio del diritto di avvalersene crea l’obbligo scolastico di frequentarlo. Per quanti decidano di non avvalersene l’alternativa è uno stato di non-obbligo. La previsione infatti di altro insegnamento obbligatorio verrebbe a costituire condizionamento per quella interrogazione della coscienza che deve essere conservata attenta al suo unico oggetto: l’esercizio della libertà costituzionale di religione

Per F. questa norma facilita la gestione dell’ora alternativa per i dirigenti, in quanto non sono costretti a offrire un’attività didattica alternativa, ma possono così, lasciare la libertà di scegliere altre opzioni che non comportino per la scuola spese economiche e impegno degli insegnanti.

 

 La Corte ha chiarito che per quanti decidono di non avvalersi dell’insegnamento di religione cattolica, lo schema logico non è quello dell’obbligazione alternativa: per i predetti si determina “uno stato di non-obbligo”. Ha, quindi, ritenuto che i moduli organizzativi predisposti dall’amministrazione scolastica per corrispondere al non obbligo, consistenti in: a) attività didattiche e formative; b) attività di studio e/o ricerca individuale con assistenza di personale docente; c) “nessuna attività” intesa come libera attività di studio e/o ricerca senza assistenza di personale docente, non siano per il momento esaustivi residuando il problema se lo “stato di non-obbligo” possa avere tra i suoi contenuti anche quello di non presentarsi o allontanarsi dalla scuola. […] Ne consegue, come sottolinea la Corte, che «alla stregua dell’attuale organizzazione scolastica è innegabile che lo stato di non-obbligo può comprendere, tra le altre possibili, anche la scelta di allontanarsi o di assentarsi dall’edificio della scuola».

 

Io: “Inoltre c’è anche un’ulteriore difficoltà nella presentabilità di una valida ora alternativa e cioè l’obbligo di non discriminare gli studenti avvalentesi, svolgendo un insegnamento alternativo disciplinare che questi non possono seguire”.

 

P.: non possiamo noi, come gruppo di ricerca, fare delle proposte di attività didattico-formative alternative, dovrà essere il consiglio di classe, con il collegio docenti su proposta degli studenti, a stabilire le tematiche su cui verterà per il prossimo anno, l’attività didattico-formativa dell’ora alternativa”.

 

Io: “in Europa ci sono stati come la Svezia, la Finlandia, la Norvegia, dove l’ora di religione è obbligatoria, e poi ce ne sono altri dove invece della religione si insegnano materie come l’etica, come in Germania, o educazione alle religioni e alle spiritualità, storia delle religioni, oppure Morale. In Spagna invece è presente un’ora alternativa di tipo disciplinare che non è una vera alternativa, un pò come in Italia”

 

F. cerca nel sito della scuola per capire se una tale proposta può essere  inserita nel POF

 

P.: abbiamo visto che non si può stabilire il contenuto della materia alternativa a priori, ma sicuramente con il collegio docenti possiamo stabilire che rientri nell’educazione alla spiritualità.

 

Io:  “possiamo tracciarne le linee. Educazione alla spiritualità laica, morale, etica, storia delle religioni, filosofia delle religioni.

 

F.: “lunedi ci sarà il prossimo collegio, ma non ce la facciamo a fare una proposta per quel giorno, oggi è venerdi”

 

P. : “dobbiamo far mettere al collegio docenti, all’ordine del giorno in varie ed eventuali, la rendicontazione dell’attività del gruppo di ricerca-azione che da gennaio a giugno ha svolto 6 incontri mensili:

 

A)        la presentazione dell’elaborazione dei dati della ricerca-azione sull’educazione laica nella scuola: analisi della tabella grafica e resoconto delle interviste con i ragazzi dell’istituto e raccolta delle loro proposte di alternativa.

B)        una proposta al collegio di adottare la concreta realizzazione, la messa in pratica dell’ attività didattico-formativa per l’ora alternativa, con eliminazione delle opzioni D ed E.

Non da marzo, come è successo quest’anno, ma sin dall’inizio dell’anno scolastico, come per tutte le altre materie curriculari. Tra le varie tematiche possibili, il gruppo di ricerca ha individuato, partendo anche dalle altre esperienze delle scuole europee, una serie di altri insegnamenti possibili, alternativi all’insegnamento religioso: etica, spiritualità laica, filosofia e storia delle religioni.

 

F.: “per l’analisi della tabella ci penso io, per il resoconto delle interviste ci pensa Giusi.

Comunque oltre a dare i dati dobbiamo anche interpretarli, quest’elaborazione deve avanzare delle tesi”

 

Io: “naturalmente io ci provo, se vuoi possiamo poi confrontarci”

 

P.: “possiamo dire chiaramente in collegio che gli studenti che non si avvalgono sono letteralmente abbandonati a se stessi, perchè dopo aver espresso una scelta non sono più seguiti nello svolgimento reale di quell’opzione”.

Sentenza Corte Costituzionale n. 203 del 12 aprile 1989                          

http://www.uaar.it/uaar/campagne/progetto-ora-alternativa/ora-alt-normativa.html.

 

Circolare ministeriale n. 9 del 18 gennaio 1991                                                       

    http://www.uaar.it/uaar/campagne/progetto-ora-alternativa/ora-alt-normativa.html

 

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Monday 7 june 2010 1 07 /06 /Giu /2010 19:58

Diario di bordo del 3° incontro

 

 

 

 

29/4/2010        h. 15.30

 

Il gruppo oggi si è quasi ricostituito. Siamo in quattro, siamo rimasti in sala informatica, la conversazione comincia in modo informale sollecitata dai discorsi di P.

Facciamo il punto della situazione, ricordo gli elementi della ricerca-azione, l’analisi della dinamica di gruppo, la tenuta di un diario di bordo. Soggetto e oggetto di ricerca nella r-a possono coincidere, dunque analizziamo la laicità, ma non ci dimentichiamo di essere partecipi come membri di un gruppo di ricerca.

 

Parlo della scientificità della ricerca nelle Scienze Umane, dei resoconti degli incontri, dei documenti da produrre, della partecipazione al gruppo.

 

Osserviamo insieme il grafico prodotto da F. sulle percentuali di studenti frequentanti l’ora di religione e l’ora alternativa nell’Istituto Aldrovandi Rubbiani.

 

Se ne evince che nell’Istituto Aldrovandi Rubbiani solo un terzo di alunni frequenta l’ora di religione: il 31, 53% del totale degli studenti.

Il resto degli studenti ha a disposizione delle opzioni di scelta.

 

A: attività didattica e formativa

B: attività di studio con assistenza

C: libera attività di studio

D: uscita da scuola

E: uscita da scuola solo se Religione è alla 1^ o alla 6^ ora

 

Le opzioni alternative all’ora di religione vengono presentate ai genitori come proposte della scuola. In realtà, dice F., la situazione è ben diversa: l’opzione A (attività didattica e formativa) e l’opzione B (attività di studio con assitenza) non esistono nella pratica, ma solo sulla carta.

L’opzione più scelta è la D: uscita da scuola durante l’ora di religione.

 

Aggiungo io che questo è possibile perchè quest’Istituto da la possibilità ai ragazzi (opzione D) di uscire anche se l’ora di religione non si trova alla prima o all’ultima ora. In alcuni istituti questa libertà è stata boicottata dalla Curia che ha costretto un liceo, ad inizio anno scolastico, a rivedere questa scelta che incentiva gli studenti a lasciare l’istituto per un’ora.

 

P. dice che quest’anno, dalla fine di marzo il preside ha nominato qualche assistenza e in questi ultimi mesi c’è a disposizione un insegnante che fa qualcosa. Solo a partire da marzo e aprile gli studenti che hanno scelto l’opzione A e B ( attività didattica e formativa e attività di studio con assistenza) possono godere di assistenza didattica, ma per sei mesi sono stati senza insegnanti. Non si tratta di aver attivato degli insegnamenti , sono dei tecnici, fanno formazione di tipo più tecnologico che umanistico.

“Se si pensa che quest’Istituto ha, come molti altri in Italia, quattro insegnanti di religione e neanche uno di alternativa...E’ una situazione di non riconoscimento di un diritto degli studenti.”

 

Analisi della situazione in Europa:

ci sono Stati confessionali in cui l’insegnamento della religione è obbligatorio e stati non confessionali in cui non è previsto alcun insegnamento scolastico della religione.

Noi ci troviamo in un sistema misto, nel senso che viene data sulla carta la possibilità di scegliere tra diverse opzioni alternative all’insegnamento della religione, ma nei fatti non viene offerta alcuna alternativa all’insegnamento della religione. Questo è il segno della forza dell’ingerenza della Chiesa nella scuola, del potere che ha la Chiesa nell’orientare le scelte scolastiche.

 

Dunque in Italia ci sono scuole che offrono le opzioni ABCDE, ma ci sono anche scuole che non offrono alcune di queste opzioni, per esempio alcuni istituti non

offrono l’opzione D (uscita da scuola).

 

A. si domanda cosa contengono i programmi di religione. Possiamo andarli a cercare sul sito dell’istituto.

 

P. racconta dell’esperienza che ha fatto anni fa quando aveva due classi che gli erano state affidate anche durante l’ora alternativa. Ha fatto un esperimento: ha tenuto un corso di educazione alle emozioni che è rimasto impresso nella memoria degli studenti che non hanno l’abitudine di sviluppare questi temi con gli insegnanti. Educare alle emozioni significa apprendere il governo di sè, il rapporto col mondo.

 

Si pone un quesito: è il caso di ipotizzare una vera alternativa all’ora di religione nella scuola, oppure sarebbe il caso di rivendicare l’abolizione dell’ora di religione e la conseguente ora alternativa? O addirittura non è forse meglio che in mancanza di una vera alternativa i ragazzi escano di scuola?

 

A. dice che anche un’ora unica che vada bene per tutti potrebbe essere la soluzione, un’ora di etica o di storia delle religioni...Secondo lei l’insegnamento della religione cattolica dovrebbe essere fatto fuori dalle mura scolastiche. Ci vorrebbe un’ora curriculare che fosse valida sia per i credenti che per i non credenti.

 

Io chiedo:come potrebbe essere concepito un insegnamento che metta insieme esigenze dei credenti con esigenze degli atei o laici, non credenti? E che genere di insengante dovrebbe tenere questo tipo di corso?

 

A. dice che potrebbe anche trattarsi di un insegnante cattolico

 

P. la vede come un’ora di antropologia, io aggiungo che potrebbe trattarsi di un’ora di etica con un insegnante di filosofia o anche si può parlare di saggezze, saggezze orientali e occidentali che hanno a che fare con la spiritualità.

P. conferma che si potrebbe parlare di spiritualità, un pò nel senso francese che viene da esprit, mentre per noi la spiritualità è legata all’idea della Chiesa cattolica, c’è un’omologazione del concetto di spiritualità. La conseguenza è che ci se ne allontana perchè non ci si riconosce e si passa per materialisti.

 

Aggiungo che solo considerando la spiritualità come una dimensione umana che ci appartiene tutti come quella fisica o quella psichica, questa può essere legittimata come tema educativo.

 

P. introduce un altro discorso: “mi sono trovato più volte nel corso della mia vita ad affrontare l’inizio della vita come anche il momento della morte: molte persone che non sono credenti a volte sono forzate a battezzare i figli e questo può essere risolto, ci si può rifiutare. Ma per quanto riguarda i funerali, ne ho visti tanti, e in quei funerali di persone anarchiche, libertarie, radicali, che erano atei nella vita, alla fine, per la morte ricevevano un funerale religioso. Per la morte a volte sono gli altri a decidere. La famiglia decide sempre per i funerali religiosi. Solo due o tre funerali a cui ho assistito, sono stati fuori dalla norma. Un professore, che era anarchico, lui voleva un rito laico, alla Certosa tutti i parenti hanno ricordato momenti della sua vita, ognuno ha parlato di lui. Rare volte è successo...

 

Io: “questa è la forma che prendono le cose, ma nella sostanza c’è da chiedersi il senso della morte per l’uomo. La morte è il tema fondante di tutte le religioni, è un interrogativo che unisce tutte le credenze, è un momento di forte spiritualità per tutti. Tutte le spiritualità del mondo si interessano a temi come la nascita, la morte, il senso della vita. Le religioni interpretano la trascendenza come divinità, opposta all’immanenza, ma il buddismo o il vedanta indiano concepiscono il superamento del dualismo, hanno l’unità come riferimento filosofico e quindi la morte e la vita fanno parte di un tutto unico, non c’è contraddizione. Noi invece abbiamo una forma mentis dialettica, che ci viene dalla cultura della filosofia occidentale, Aristotele, Platone, Cartesio.”

 

Chiedo a F. di integrarsi nel gruppo, perchè finora era rimasto quasi di spalle a elaborare al computer la tabella grafica che ha prodotto.

Mi risponde che lui non si sente al livello del discorso...

Allora  sento il bisogno di fare un discorso: “non ci sono livelli di competenze nel gruppo di ricerca, che autorizzano a discutere di temi che ci riguardano tutti come insegnanti, cittadini ed individui. Siamo qui come gruppo, riflettiamo sulla laicità nella scuola ognuno dal punto di vista del suo vissuto, P. insegna psicologia, ma tu hai fatto un lavoro sul campo che riguarda l’ora alternativa. Se ci si implica in una ricerca come questa non si può non aver riflettuto sulla laicità. Ma la laicità prima ancora dei essere un concetto politico e sociale, è un tema filosofico, riguarda la riflessione sull’esistenza e sicuramente anche tu avrai già le tue idee a riguardo”.

 

P.: a Berlino hanno abolito l’ora di religione e c’è solo l’ora di etica per tutti. Gli insegnanti di etica sono o teologi o filosofi, questo non vuol dire che i teologi fanno un’ora di religione, è un’ora laica. Si discutono tematiche esistenziali.

 

F. interviene per dire che non siamo qui per tentare di abolire l’ora di religione in Italia. Purtroppo la religione si insegna e si insegnerà per chissà quanti anni. Di che stiamo parlando? Non abbiamo i poteri per farlo.

 

P.: “nel collegio di giugno si possono decidere le tematiche per l’ora alternativa dell’anno prossimo. Si dice nel collegio che il gruppo di ricerca-azione della scuola ha analizzato la problematica dell’ora alternativa e chiede che venga organizzato per l’anno prossimo un insegnamento che riguardi la problematicizzazione di tematiche esistenziali.

Per fare un programma che cosa ci metteresti dentro? “

 

F.: farei quello di cui si occupano negli altri stati

 

Io: negli altri stati si insegnano materie come diritti umani, etica, ecologia...

 

F.. Credo che stiamo andando fuori dal seminato. C’è l’articolo 33 della Costituzione che spesso è vituperato, per il quale c’è libertà di insegnamento e l’insegnante che verrà a fare l’ora alternativa l’anno prossimo insegnerà quello che gli pare.

 

P. Non è vero: l’art. 33 non ti dice quali tematiche scegliere per l’insegnamento, ma il collegio docenti ha competenze didattiche come ce le ha il ministero. Siccome il ministero non ha dato disposizioni possiamo decidere. Storia delle religioni, storia delle spiritualità, delle filosofie.

 

A dice che potrebbe essere uno strumento per i ragazzi, che potrebbe aiutarli a relativizzare la realtà, potrebbe essere un insegnamento graduale, dalla prima alla quinta.

 

P.: Storia delle religioni è la storia delle credenze, ma la filosofia è più ampia, ci sono numerose spiritualità.

 

Io: “Una cosa è l’insegnamento della storia, una cosa sono incontri in cui si riflette e si dibatte su tematiche esistenziali, di cui gli studenti e gli insegnanti fanno la personale esperienza. E’ un tipo di approccio che li potrebbe aiutare a riflettere di più di una lezione di storia. L’ora di religione cattolica difficilmente si presta  ad attivare dei dibattiti, oltre un certo limite non è ammissibile cercare, perchè la religione è dogmatica.

Mentre un’ora di educazione alla spiritualità potrebbe essere utile a far partecipare alla riflessione e alla ricerca i ragazzi, ma si deve trattare di un dibattito aperto, non in forma di lezione, non ci si può mettere in cattedra in questa situazione. Sono i ragazzi che cercano da soli la risposta a degli interrogativi senza essere condizionati da imposizioni didattiche, lo fanno però in una situazione collettiva che sdrammatizza il contesto”

 

P.: si potrebbero integrare i due tipi di approccio, in un’ora alternativa dedicata alla storia delle spiritualità, nel toccare delle tematiche, queste possono essere approfondite attraverso un approccio come questo, di laboratorio, di ricerca-azione. Si possono trovare argomenti di spunto da tutte le religioni, cristiana, buddista, e ragionarci in maniera laica. Si possono travare in Epicuro, in Seneca...si dovrebbe essere intellettualmente ricchi per dare risposte attraverso una serie infinita di conoscenze e tutti gli elementi della cultura.

 

Io: “penso che potrebbe chiamarsi:

 

Laboratorio di riflessione laica

sulle tematiche esistenziali

 emergenti dallo studio delle religioni

 

se l’ora alternativa tocca delle tematiche, gli insegnanti a loro volta potrebbero sviluppare nella propria disciplina quella stessa tematica, usare un approccio pluridisciplinare”.

 

P.: “io sto trattando il tema dell’isteria, l’inconscio, Freud, si va dal mondo greco fino alla caccia alle streghe considerate demoniache.Nel medioevo si scindeva tra razionale e irrazionale e tutto ciò che era irrazionale era demoniaco e le manifestazioni che non sono conformi alla razionalità cristiana sono demoniache. Sono iniziate le persecuzioni. Bisognerà aspettare Freud.

Nell’ottocento si pensa che l’isteria sia dovuta a fattori organici, la scuola di Nancy e quella dell’ipnosi. Ma freud dice che l’isteria è di origine più fenomenologica, ha a che fare con la sessualità, l’eros.

Il pensiero cristiano medievale è all’origine di molti drammi. Non solo ha prodotto la caccia alle streghe, ma ha creato il dualismo tra corpo e mente. Io lavoro su Damasio, lo scienziato, sull’integrazione corpo-mente.

Io credo che gli studenti abbiano bisogno di riflettere sulla spiritualità. Su temi esistenziali, gli adolescenti ne hanno bisogno e ci si rivolge alla religione o agli psicologi, o alla droga.

Gli studenti del liceo che studiano filosofia hanno degli strumenti per riflettere che non hanno questi ragazzi degli istituti tecnici, che non fanno religione. Se non seguono nessuna alternativa vanno fuori a “consumare”.

 

F.: “Ci sono degli elementi in questo studio sul grafico di questa tabella

C’è una migrazione: Nei primi anni i ragazzi scelgono di seguire religione, poi negli anni si perde questa scelta e si dirigono verso altre opzioni.

Oppure nei primi anni scelgono l’opzione AoB, poi si accorgono, anche i loro genitori, che non fanno niente di alternativo e si dirigono verso le opzioni CDE.

 

Nel prossimo consiglio di classe vorrei illustrare e analizzare i dati e presentare questo studio

 

Io: “io potrei aggiungere a quest’analisi il resoconto delle interviste che faccio con i ragazzi

Su come loro vorrebbero immaginarsi un’ora alternativa.

Si potrebbero buttare giù delle linee di massima su come si potrebbe profilare un’ora alternativa il prossimo anno.”

 

F.: “il notro intervento nel collegio. Illustrare i dati e analizzarli, tabelle più interviste, da quest’analisi trarre delle conclusioni e da queste conclusioni avanzare una proposta.

Sulle conclusioni dovremmo marcare molto l’argomento: offerta formativa. Cioè quello che viene fuori è che ci sono 888 studenti dell’Aldrovandi e su questi ce ne sono 608 che hanno un’ora curriculare a settimana sottratta alla loro formazione e al loro diritti ad essere formati. Di questi 888 studenti invece 280 studenti hanno l’ora di religione e gli insegnanti che la garantiscono.E’ un’ora che viene sottratta alla stragrande maggioranza, io la vedo come un’utenza che non viene servita ai tre quarti degli studenti dell’istituto.

 

P.: “mandiamo un messaggio di indifferenza educativa”.

 

F.: “ come sarà riempita questa ora’ è già un passaggio successivo. Dobbiamo costruire una gabbia di ferro inattaccabile per chi è più o meno sensibile alla laicità, se poi si passa alla votazione, ci saranno interventi contro e a favore, però questo è un aspetto oggettivo

Dal prossimo anno un genitore che iscrive un ragazzo a scuola non avrà più C D o E come opzione, ma solo 2 opzioni: religione o ora alternativa.

Partiremo dalle risposte e dalle scelte dei ragazzi per fare delle proposte”

 

Nel collegio di giugno si presenteranno le elaborazioni dei dati e si proporrà l’abolizione delle opzioni CDE.

Pubblicato in : incontri di ricerca-azione
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